Gender, il delirio d’onnipotenza

di Guerrino Soini

Siamo arrivati alla follia umana di ritenere che le cose, gli eventi, le situazioni  non abbiano una loro oggettività ma siano, comunque, manovrabili da un desiderio sfrenato di raggiungere la perfezione. Assistiamo, così, ad una serie di degenerazioni che da questa aspirazione derivano; l’uomo vuole imporre la sua volontà su tutto, che questo sia possibile o meno.

Così capita per chi ritiene che il nascere maschio o femmina sia totalmente indifferente ai fini della vita, un essere umano, secondo questa bizzarra teoria, è quello che si sente: un uomo può sentirsi donna e comportarsi come tale e, viceversa, una donna può sentirsi uomo e comportarsi come tale. L’uno intrattenendo relazioni affettive con altri uomini, l’altra intrattenendo relazioni affettive con altre donne. Poi ci sono anche gli indecisi che non fanno differenze e si rapportano fisicamente ed affettivamente con entrambi i generi.

Fin qui, a prescindere dalle opinioni di ciascuno, rimaniamo nel campo delle scelte personali che, pur se non condivise vanno rispettate. L’uomo, però, e per sua natura, non si accontenta mai e finisce per ritenere lecito ogni tipo di comportamento: e qui cade l’asino.

Il superamento del confine avviene, ed oggi sta accadendo proprio questo, quando una esigua minoranza di soggetti ( ma loro diranno di no, diranno che sono in molti se non la maggioranza )  si propone di orientare l’intera società secondo il loro sentire, ecco allora apparire teorie secondo le quali il genere di una persona è solo un fatto culturale ed è quindi possibile, anzi doveroso, forgiarlo alla più totale libertà partendo fin dalla più tenera infanzia. Libricini appositamente prodotti dall’UNAR, Ufficio Governativo evidentemente vicino a LGBT ( organismo che raccoglie lesbiche gay bisessuali e transessuali ) indottrinano sapientemente le giovani menti, già confuse in proprio per via della pubertà, indicando loro strade alternative, facendo loro provare emozioni nuove invitando i maschietti ad indossare abiti femminili e viceversa, introducendo, a partire dai 4 anni, il concetto della conoscenza del proprio corpo ed il piacere sessuale attraverso l’esplorazione dello stesso, proponendo a tale scopo la masturbazione precoce.

In questi giorni la Provincia di Trento con decreto del 26 maggio di quest’anno ha stabilito quanto segue:           Al fine della promozione della cultura di genere, la Provincia autonoma di Trento promuove, come previsto dalla legge provinciale 18 giugno 2012, n. 13 (art. 2), l’adozione di iniziative educative, formative ed informative a favore della diffusione di una cultura non discriminatoria basata sul rispetto, la tutela e la promozione delle differenze di genere. “

In ambito nazionale, invece, passa, per ora solo al Senato, la legge sulla buona scuola che all’art. 16 stabilisce l’apertura ad attività extracurricolari per contrastare la violenza e la discriminazione di genere.

A prima vista sono tutte cose, buone, ben pensate, propedeutiche ad una migliore relazione tra le persone. Il fatto è, invece, che sono tutte attività volte a creare una mutazione antropologica nella nostra società, per abbattere il concetto di famiglia naturale, per negare le differenze di genere rendendo tutti uguali pur se biologicamente diversi. Viene aperta la porta ad ogni tipo di relazione e ciò in nome di un presupposto amore uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo, triangoli, quadrilateri, pentagoni e chi più ne ha più ne metta, e a tutti questi tipi di relazione si vuol assegnare lo status di famiglia, con tutte le garanzie che lo Stato prevede per la famiglia tradizionale  e, manco a dirlo, si vuole assolutamente fare in modo da assicurare a tutti questi tipi di unione un solidissimo diritto di adozione.  In Francia già succede che chi non è d’accordo con questa impostazione rischia il carcere ed è proibito manifestare apertamente a favore della famiglia tradizionale. E’ quello che vogliamo anche per la nostra terra?

Tornando all’aspetto che riguarda la scuola sembra necessario affermare che non siamo d’accordo con questa concezione della società e ritengo che le famiglie, oltre ad avere diritto preminente sull’educazione dei propri figli, debbano rivendicare la prerogativa  al consenso informato su quanto viene impartito nelle scuole. E’ chiaro che se non verrà definito in modo inequivocabile questo irrinunciabile aspetto dovremo aderire ai referendum abrogativi del caso, se non promuoveli direttamente.

Guerrino Soini

La Spada di Damocle – n. 1 Agosto 2015

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