Immigrati – Ieri ed oggi

di Cristano de Eccher

Spesso, quando si discute di immigrazione, messi alle strette da argomentazioni fondate sul buon senso che non riescono a confutare, i progressisti, al fine di aprire un nuovo fronte sul quale deviare ogni ragionamento, evocano il nostro passato di migranti stabilendo in modo del tutto improprio ed infondato una sorta di parallelismo tra due fenomeni che poco o nulla hanno in realtà da spartire. Al di là infatti di quanto anche un confronto superficiale potrebbe far emergere con tutta evidenza, può essere di aiuto in un’analisi minimamente approfondita su questa materia anche quanto riportato in una pubblicazione di Alighiero Micci edita nel 1925 dalla Mondadori e destinata “ai maestri, agli allievi maestri, ai sacerdoti e a tutti coloro che si occupano dell’istruzione dei migranti”. Si tratta, l’inciso appare necessario, dei maestri e sacerdoti di allora, non certo dei discepoli del 68’ o del Concilio Vaticano Secondo.

Il testo, nella sua parte iniziale affronta uno studio sistematico dell’emigrazione italiana distinguendo di fatto quattro fasi: la prima, tra il 1870 ed il 1900, con una continua crescita dei lavoratori interessati, da 200.000 a 300.000 all’anno, ed il graduale superamento delle destinazioni transoceaniche rispetto a quelle continentali, la seconda, compresa tra l’inizio del secolo e lo scoppio della prima guerra mondiale, caratterizzata da dati sempre in aumento sino agli 800.000 espatri del 1913, per i due terzi in direzione degli Stati Uniti, del Canada e dell’Argentina, la terza, coincidente con il periodo bellico e con il conseguente blocco di tutti gli spostamenti ed infine la quarta segnata da una continua ripresa delle partenze con, nel 1924, circa 400.000 soggetti interessati.

Un aspetto, sul quale viene posta sin dall’inizio l’attenzione, risulta quello della relazione tra realtà demografica, con riferimento ai periodici censimenti, e flussi migratori studiati sia complessivamente che per ambito regionale. Questi ultimi vengono infatti direttamente collegati da un lato, sul piano economico, alle difficoltà connesse alla carenza di materie prime ed alla mancanza di aree di controllo coloniale  e dall’altro, sul piano della densità abitativa, al saldo attivo, su una popolazione di circa 40 milioni, di 500.000 abitanti all’anno, una quota “decisamente superiore a quella cui l’Italia è allo stato in grado di garantire adeguate prospettive”. Nel 1920, per evidenziare un ulteriore dato, la bilancia commerciale italiana presenta un deficit di circa otto miliardi di lire ma le sole rimesse provenienti dagli Stati Uniti vengono stimate intorno ai quattro con la prospettiva di una prevedibile, continua e significativa crescita.

Tutto questo, il punto è essenziale, in un contesto internazionale nel quale, in palese difformità rispetto a quanto accade oggi, nazioni europee, in primis Francia e Svizzera, ed extraeuropee, soprattutto Stati Uniti, Argentina, Canada e Brasile, in ragione di un forte fabbisogno di mano d’opera sia specializzata che generica, si muovono con forza per favorire gli ingressi entro i propri confini. Un quadro quindi nel quale l’emigrazione italiana viene intesa come necessaria ed utile agli interessi nazionali: “sette milioni di Italiani all’Estero, con un profondo ed intimamente sentito legame con la madre patria di cui condividono e conservano le idealità politiche, la religione, le tradizioni ed i costumi ed al cui servizio pongono una rete fittissima di collegamenti ed opportunità”. E proprio perché si tratta di Italiani che devono essere debitamente garantiti e tutelati sono stati promossi nel tempo provvedimenti sempre più puntuali e cogenti, in particolare la legge 31 gennaio 1901 ed il Testo Unico del novembre 1919 n.2205, che indicano, con il loro contenuto, il significato che veniva allora attribuito alla appartenenza ad una patria comune, ai vincoli spirituali e materiali che si riconoscevano in ragione dell’identità e delle radici condivise.

Nell’impossibilità di sottolineare la piena valenza di queste norme possono comunque risultare utili alcuni singoli richiami. Con l’istituzione dell’Ispettorato per l’Emigrazione ad esempio viene attivato, presso i porti d’imbarco e precisamente a Genova, Napoli, Palermo, Messina, Trieste e Fiume, un gruppo di funzionari che “ha il compito di curare tutte le pratiche per le partenze, di vigilare sul rispetto delle tariffe definite, di seguire il collocamento nelle locande specificatamente autorizzate con spese a carico del vettore, di sottoporre a visite ed ispezioni i piroscafi verificando che le condizioni igieniche siano adeguate, i posti correttamente assegnati ed il vitto di buona qualità”.

Oltre all’Ispettorato a tutela degli emigranti, a livello mandamentale, sotto la guida del pretore, e comunale, sotto quella del sindaco, “sono costituiti dei Comitati cui spetta il compito sia di fornire tutte le informazioni relative alle partenze dei piroscafi, ai regolamenti ed ai diritti garantiti dalle norme al fine di evitare ogni possibile frode che di comunicare gli estremi dei funzionari di riferimento durante il viaggio ed al momento dell’arrivo”. Su ogni nave che trasporta migranti con destinazione verso paesi transoceanici “prende imbarco un Regio Delegato, scelto tra gli ufficiali medici della Marina o dell’Esercito, con l’incarico di vigilare sulle condizioni a bordo e sulla stretta osservanza delle leggi”. Altro organo di particolare importanza risulta l’Ufficio di protezione all’Estero presente “nei luoghi dove maggiormente si dirige la nostra emigrazione con la funzione di dare precise indicazioni ed avviare i nostri connazionali ai posti di lavoro evitando le insidie di eventuali speculatori”.

Una particolare attenzione viene poi posta sulla realtà dei vettori, in sostanza i mezzi destinati al trasporto degli emigranti, tramite il rilascio di una specifica patente assegnata dopo rigorosi controlli alle Compagnie nazionali di navigazione, agli armatori ed ai noleggiatori italiani. Il costo del viaggio viene fissato dal Commissariato e nel caso “in qualunque modo il vettore sorpassi il prezzo stabilito ovvero si rifiuti di trasportare per la medesima tariffa anche un solo emigrante, perde il diritto alla patente né potrà più averla”. Qualche richiamo ancora sui contratti di lavoro che “devono risultare da atto scritto su appositi fogli”, “devono contenere l’obbligo per l’imprenditore dell’assicurazione contro gli infortuni secondo la legge italiana qualora nei paesi esteri non sia obbligatoria”, “devono prevedere le medesime condizioni retributive localmente in atto onde evitare che l’immigrazione italiana non dia adito ad alcuna depressione dei salari”. Non è un caso che proprio negli anni venti prendano forma in Italia quelle riforme innovative di alta valenza sociale a tutela del mondo del lavoro in tutte le sue articolazioni. Indicativi sono infine i moduli che le ditte interessate “all’arruolamento di maestranze italiane per lavori da eseguire all’Estero” devono compilare che comprendono, oltre a tutte le specifiche sulle condizioni di lavoro “l’impegno all’assistenza sanitaria, l’indicazione precisa dell’alloggio messo a disposizione, le caratteristiche del vitto…” il tutto con, a garanzia degli obblighi assunti, l’obbligo di un notevole deposito cauzionale rilasciato presso il Commissariato generale per l’Emigrazione.

Quanto sin qui sommariamente esposto, in una sintesi necessariamente breve, chiarisce sufficientemente il contesto, le caratteristiche, le peculiarità di quella che è stata nel passato la emigrazione italiana. Altra cosa, totalmente, radicalmente diversa rispetto all’invasione cui siamo oggi sottoposti, pianificata nei circoli mondialisti dell’alta finanza internazionale in funzione di una società globale livellata ed omologata conformemente ai suoi interessi e subita purtroppo senza significative reazioni da parte di un popolo che pare aver perso ogni consapevolezza di sé. Pensiamo solo al ruolo attuale della Marina militare ed al triste silenzio dei suoi ufficiali in servizio. Ma su questi altri punti proveremo forse a tornare più avanti con qualche altro articolo.

Cristano de Eccher 

La Spada di Damocle – n. 1 Agosto 2015

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