Il fu Bel Paese

di Alessio

Vi è mai capitato di fermare un attimo la vostra vita frenetica per guardarvi attorno, in silenzio, ed osservare lo scorrere della vita intorno a voi? È utile ed aiuta a ragionare e capire meglio le cose; aiuta a riprendere la concentrazione, a tornare a mente fredda sui problemi e magari a risolverli in maniera più rapida; aiuta a staccare la spina e a vedere le cose con uno sguardo diverso, più sincero e più chiaro.

Pensate ora se al vostro posto, illusoriamente, a fermarsi non siate solo voi ma l’intero popolo italiano che nel silenzio assordante di una nazione guarda cosa è stato capace di fare. È una cosa che sinceramente mi spaventa perché se nel mio piccolo fa ribrezzo a me fermarmi e guardare cosa mi succede attorno ogni giorno, fa paura pensare a come si sentirebbe un intero popolo nel vedere lo schifo in cui versa la propria Nazione, se cosi ancora la possiamo definire. Non valgono le opere del passato, non vale l’arte e l’architettura dei grandi artisti, non vale ciò che i nostri avi hanno costruito o prodotto nei millenni: parliamo del mondo contemporaneo, dell’Italia del secondo dopoguerra, di una Nazione a cavallo del nuovo millennio. Mi rendo conto che l’argomento affrontato sia troppo ampio per un singolo articolo e che servirebbero pagine e pagine per parlare di come il nostro popolo sia riuscito negli ultimi cinquant’anni a deturpare una nazione conosciuta al mondo per il proprio valore culturale e artistico, di come una nazione abbia perso la retta via dimenticandosi delle regole, dei principi e delle leggi o di come un popolo sia diventato improvvisamente autoreferenzialista trascurando il prossimo.

Questa rubrica, se cosi la vogliamo chiamare, sarà un viaggio tra le contraddizioni dell’Italia dei giorni nostri: un viaggio tra i turisti che bivaccano tra le calle di San Marco e gli immigrati che urinano sulle statue di Roma, il tutto nell’indifferenza più totale; un viaggio tra le ingiustizie di un paese dove chi paga le tasse viene multato per non aver obliterato un biglietto del treno , chi non le paga può aggredire chi prova a far rispettare una legge. Si parlerà di cultura e giustizia, di religione ed immigrazione, di giovani e lavoro. Niente politica, promesso, lasciando da parte la classica autocritica da scaricabarile che aiuta a sentirsi meglio con se stessi nei cinque minuti successivi. Sarà solo l’analisi di come stiamo rovinando il nostro paese, il “Belpaese”, sperando che qualcuno un giorno, fermando un attimo la propria vita frenetica per guardandosi attorno, in silenzio, capisca che è ora di cambiare rotta e dare una seconda possibilità a questo paese. Buon viaggio a tutti.

Da La Spada di Damocle n. 1 – Agosto 2015

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