I corsi di genere nelle scuole

di Guerrino Soini

Dopo un mare di polemiche l’Assessora Sara Ferrari ha deciso di andare per le scuole a spiegare il progetto che ha dato il via ai corsi di genere nelle scuole. L’ha fatto con un codazzo di funzionari provinciali che hanno stordito le assemblee di partecipanti con fiumi di dati (anche irrilevanti) e di concetti non facilmente abbordabili. Ho partecipato a quattro di questi incontri e non posso davvero dire che i genitori siano stati messi in grado di capire cosa effettivamente siano questi corsi di genere, chi li tiene e, soprattutto, cosa questi produrranno in un prossimo futuro. Vedete, nell’articolo del mese scorso ho cercato di spiegare quali siano le strategie per far diventare, un domani, socialmente accettabile quello che oggi è inaccettabile.

Mettendo assieme tutti i tasselli del puzzle sembra proprio che la strategia sia questa, oggi si parla di educazione alle relazioni di genere, domani si approverà in Trentino il DDL Omofobia (in campo nazionale i provvedimenti Scalfarotto, Cirinnà, Fedeli), dopodomani, in funzione di questo, il GENDER entrerà nella scuola. E ci entrerà (DDL scalfarotto art. 3) con il “coinvolgimento delle associazioni locali…..” (leggi ARCIGAY). E’ la strategia (o finestra) di Overton che trova puntuale applicazione in un progetto politico criminale che tende a destrutturare la personalità dell’individuo ed il nucleo fondamentale della società (la famiglia). Tutto ciò in nome di un controllo sulla stessa società esercitato da un manipolo di manigoldi che trovano il proprio interesse nella debolezza delle persone che intendono sottomettere.

Mi sembra un percorso talmente chiaro da non doverlo continuamente ribadire eppure sembra quasi di parlare ad un mondo di sordi che, non sentendo, si sforzano anche di non vedere. Ora, io ho una certa età e la cosa mi coinvolge fino ad un certo punto (è ben vero che comincio ad avere una schiera di nipoti ma a quelli penseranno i miei figli), ma i genitori dei ragazzi che frequentano gli istituti che hanno scelto di avvalersi dei percorsi formativi relativi all’educazione alle relazioni di genere saranno preoccupati, almeno quanto lo sono io, di quello che, probabilmente, sarà la scuola di domani? Riescono a vedere il disegno politico che c’è dietro questa manovra che, altrimenti, non avrebbe nessuno scopo di essere stata programmata ?

I ragazzi, ma soprattutto le loro famiglie, hanno tanti problemi: era forse meglio provare a risolvere qualcuno di questi? Se le relazioni tra maschi e femmine sono problematiche ed è impellente il superamento degli stereotipi tanto sbandierati dalla Prorettice dell’Università degli studi di Trento dott.ssa Poggio non è la politica, che con azioni accorte e mirate, dovrebbe favorire la pari dignità delle donne e l’uguaglianza di trattamento economico a parità d’incarico?

O più semplicemente il PD, che vuole fortemente la realizzazione di questi percorsi (ma innanzitutto l’approvazione del DDL omofobia), deve, semplicemente, pagare una cambiale contratta con Arcigay per il sostegno ottenuto alle ultime elezioni?

A voi l’ardua sentenza.

Da La Spada di Damocle n. 3 – Ottobre 2015

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