RECENSIONE – Unisex, la creazione dell’uomo senza identità

di Simone Marletta

Unisex La creazione dell’uomo “senza identità”, E. Perucchietti G. Marletta, Arianna Editrice 2014, prezzo: Euro 9,80 .

Se il mese scorso ci siamo occupati di un testo che aveva per oggetto tematiche economiche, trattate da un grande intellettuale quale è il francese Alain de Benoist, questo mese invece vogliamo recensire un testo dedicato ad un tema anch’esso di strettissima attualità, ossia alla cosiddetta “ideologia di genere”. Il testo in questione è “Unisex. La creazione dell’uomo “senza identità””, scritto a quattro mani da Enrica Perucchietti e da Gianluca Marletta. Con tale saggio i due autori rinnovano la loro collaborazione, giacché avevano scritto insieme un altro volume estremamente interessante intitolato “Governo Globale. La storia segreta del Nuovo Ordine Mondiale” (Arianna 2012), dedicato ad illustrare i caratteri generali della cosiddetta “ideologia mondialista”.

Il tema, ripeto, è di stretta attualità e nel numero scorso della nostra rivista Guerrino Soini, responsabile del dipartimento famiglia e difesa della vita, ha espresso chiaramente la posizione del partito in merito a questa spinosa questione.

Ma torniamo al testo. In questo lavoro i due autori non si limitano ad illustrare i caratteri generali della “ideologia gender”, ma ricostruiscono la storia della sua genesi e soprattutto avanzano delle ipotesi su quali siano gli interessi che stanno dietro alla, per certi versi, incredibile diffusione di questa strampalata e pericolosa ideologia.

Come in molti altri casi anche questa, che possiamo definire, “moda culturale”, ci arriva direttamente dagli Stati Uniti d’America, la patria del “libero pensiero”, così come, ad esempio, era giunta in Europa la cosiddetta “contro cultura” sessantottina, che tanti danni ha provocato anche da noi qui in Italia. Gli inventori di questa ideologia sarebbero, secondo i due ricercatori italiani, due personaggi sconosciuti al grande pubblico, quali lo psicologo americano Alfred Kinsey e lo psichiatra John Money. Il primo è l’autore di due monografie dedicate al comportamento sessuale degli adulti americani, uscitene gli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in cui, con metodi che nel testo vengono definiti a dir poco discutibili, si sosteneva la tesi secondo la quale circa il 10 per cento della popolazione americana avrebbe avuto un orientamento sessuale di tipo omosessuale, mentre gli eterosessuali puri sarebbero stati una esigua minoranza, le altre persone orientando in un orientamento sessuale intermedio fra la pura omosessualità e la pura eterosessualità (è ciò che si misura con la cosiddetta “Scala Kinsey”). Nel testo venivano “sdoganati” comportamenti sessuali fino ad allora considerati perversi, tra cui la pedofilia, mentre veniva giustificata sul piano teorico la possibilità da parte di un individuo di cambiare sesso nel corso della sua vita. Lo psichiatra John Money, invece, che è il vero e proprio ideatore della espressione “identità di genere”, ha sostenuto la tesi, centrale e qualificante tale ideologia, secondo la quale il sesso non sarebbe un dato biologico, ma sarebbe un prodotto culturale e quindi, come tale, suscettibile di una libera scelta da parte dell’individuo. Indipendentemente dalle caratteristiche fisiche che qualificano una persona essa, secondo Money, avrebbe la possibilità e soprattutto il diritto di scegliere liberamente a quale sesso si sente di appartenere.

Questo genere di idee appare, come è evidente, a dir poco stravagante ed aberrante rispetto al comune buon senso e tuttavia esse hanno avuto una diffusione enorme. Ed è sui motivi di questa incredibile diffusione che l’analisi di Perucchietti e Marletta si fa estremamente interessante. I due ricercatori italiani rilevano come nei mass media l’ideologia di genere sia presente in modo visibile tanto nel settore cinematografico, con film che affrontano, ora con serietà ora con leggerezza, questi temi (vedi ad esempio il film “Junior” del 1994 in cui Arnold Schwarzenegger recita la parte dell’uomo “incinto”), quanto nel settore della musica leggera (vedi la star Lady Gaga che ha fatto della sua ambiguità sessuale un elemento vincente della sua strategia di immagine). Ma l’ideologia gender, e qui il discorso si fa più spinoso, ha iniziato ad incidere anche in campo giuridico (vedi ad esempio la famosa proposta di legge contro l’omofobia di recente discussione in Italia), e soprattutto è entrata a far parte dei programmi scolastici, in special modo in quelli indirizzati ai ragazzi più giovani (l’insegnamento dell’ideologia gender, nelle scuole di ogni ordine e grado, è già da tempo realtà in Inghilterra ed in Francia).

Come è possibile che dalle ricerche del tutto discutibili di due oscuri studiosi americani queste idee siano diventate così importanti sul piano pubblico tanto da convincere il legislatore a tenerne in debito conto? Che cosa spinge politici progressisti come Hollande a concordare con politici conservatori come Cameron, circa la necessità, per esempio, di riconoscere i matrimoni gay e di riconoscere a tali coppie il diritto di adottare dei bambini? Si tratta esclusivamente di un calcolo elettorale? Secondo i due studiosi italiani non può essere questa la sola spiegazione. La stampa, i mass media in generale stanno diffondendo questa ideologia, perché dietro ci sono precise pressioni da parte di quelli che di solito si chiamano i “poteri forti”, i quali sono in grado di far sì che anche la corrotta classe politica accondiscenda alla diffusione di queste idee (secondo l’avvocato Gianfranco Amato, Presidente nazionale dell’Associazione “Giuristi per la vita”, tracce dell’insegnamento dell’ideologia di genere ci sarebbero anche nella “Buona scuola” renziana). Poteri forti come quelle fondazioni private che finanziano, a fondo perduto, perché organizzazioni che propagandano queste idee stiano in piedi e possano operare…

Ma la domanda fondamentale è perché i “poteri forti ” hanno interesse a sponsorizzare questa ideologia? Perché, rispondono i due autori, l’ideologia gender favorisce la creazione di quell’uomo senza identità, sia essa sessuale, culturale, ecc… , che è l’obiettivo fondamentale di coloro che coltivano desideri di controllo dei popoli e di manipolazione degli stessi. La creazione del caos e della confusione è sempre stato uno strumento per chi poi vuole perseguire i suoi disegni senza essere disturbato da nessuna opposizione organizzata degna di nota (vedi ad esempio il ruolo del terrorismo politico degli anni settanta funzionale ad una politica d’ordine che escludesse le ali estreme dalle responsabilità di governo). Ecco che allora anche l’ideologia gender risulta funzionale a quel mostruoso progetto distopico che va sotto il nome di “mondializzazione” e che mira alla distruzione delle identità, siano esse collettive e culturali, oppure individuali. Individui confusi, sradicati, dubbiosi anche circa la propria identità sessuale saranno docili cittadini e consumatori perfetti nel “meraviglioso mondo globalizzato”.

Contro questo mostro ideologico Fratelli d’Italia, che ha nella difesa della famiglia naturale e nella difesa della cultura nazionale due suoi punti qualificanti, ha il preciso dovere di combattere la sua battaglia sul piano politico e culturale.

 

Da La Spada di Damocle n. 2 – Settembre 2015

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