Scuola, incognita sociale

di Italo Benito Viola

PREMESSA

Ogni buon cittadino deve mettere al primo posto nella scala dei valori l’insegnamento connesso all’educazione dei figli, ciò deve avvenire, in una società in emergenza culturale come la nostra, mediante l’impegno serio della politica che deve sentire come propria la vocazione alla risoluzione dei problemi della Scuola.

Non ci sono dubbi, il campo più fertile per insegnare l’educazione sono i figli che la ricevono dai loro genitori, almeno negli elementi di base. Purtroppo in Italia, ma anche in molti altri Paesi, il livello culturale del nucleo famigliare si presenta assai complesso, di conseguenza alla famiglia stessa non viene riservata l’attenzione necessaria al problema. Le ragioni sono tantissime: la sottovalutazione, la superficialità, l’ignoranza, la fretta, ma soprattutto le distrazioni causate dai bisogni quotidiani da risolvere, chissà perché subito, i quali sono causa della perdita dei valori di base. Inoltre, magari inconsciamente, si segue quasi sempre la strada più facile perché “ non c’è tempo per riflettere “ mentre spesso è solo pigrizia, inerzia o consuetudine ereditata, ahimè, dalla scuola, che non ha saputo insegnare, in modo soddisfacente, l’esigenza a ragionare e a porre le basi per il comportamento futuro, ponendo la giusta attenzione sulla necessità del sacrificio per l’ottenimento dei risultati positivi desiderati.

Nell’ormai lontano e “famigerato” 1968 è stato introdotto, addirittura, il 18 politico (persino quello di gruppo), il cui risultato è stato l’assassinio della meritocrazia, peculiarità fondamentale per creare una popolazione più conscia dell’importanza del “ sapere “ e, di conseguenza, consapevole dei propri doveri e diritti. Un Popolo più preparato e competitivo, sul mercato del lavoro nazionale ed internazionale, potrà ambire, ovunque, a posizioni di rilievo e contribuire alla crescita propria, della propria famiglia ed all’accrescimento del prestigio della Patria nel mondo.

LA FAMIGLIA

La famiglia, nucleo fondante della società, deve tornare ad essere un “ bene prezioso “, deve, altrettanto, ricoprire quest’importantissimo ruolo che va alimentato con assoluta tenacia da ciascuno di noi. Naturalmente lo Stato, poiché vertice della società, è responsabile della cultura del Popolo, un bene al quale lo stesso deve guardare con priorità inderogabile nell’interesse di ogni singolo individuo e della Nazione intera.

I genitori debbono tornare a ricoprire il proprio ruolo, evitando di porsi ai figli come amici! Il loro compito è di far crescere la propria prole grazie all’esperienza maturata nel tempo. Ai ragazzi va insegnato, senza tentennamenti, che è il sacrificio quotidiano l’arma migliore per il raggiungimento di risultati positivi.

La famiglia dovrebbe tornare ad un ruolo di collaborazione con gli insegnanti, pur mantenendo ruoli diversi e ben distinti, senza bisogno di ricorrere agli avvocati per coprire a tutti i costi le marachelle e le bugie, spesso di comodo, dei figli; le giuste punizioni vanno accettate e sono un ottimo insegnamento per non ripetere errori ed atteggiamenti sbagliati.

I genitori debbono pretendere che la scuola torni ad essere fonte d’insegnamento serio, utile, concreto. Sono fondamentali la necessità assoluta del sapere, il senso e l’orgoglio dell’appartenenza, l’importanza e la conoscenza della cultura cristiana, il senso dello Stato, il senso del dovere che ogni cittadino dovrebbe condividere e praticare per essere riconosciuto quale appartenente ad un Popolo Civile. Che studenti sono quelli che non hanno a cuore la Patria, che, nel bene o nel male, non difendono, comunque e sempre la propria Terra da indebite interferenze o minacce esterne?

Vorrei ricordare cosa scrisse Francesco Alberoni: “Se tutti son promossi è iniziata la decadenza”!

GLI INSEGNANTI

Gli insegnanti, con il Dirigente Scolastico, sono l’asse portante del Paese in quanto primi artefici della crescita culturale della nostra gioventù. Lo Stato ha il dovere di trattare questa categoria con la massima attenzione, in rapporto all’enorme responsabilità che essi hanno nell’esplicazione del loro incarico. Non va sottovalutato il numero, spesso abnorme, di alunni tra i quali, purtroppo, si deve annoverare una discreta presenza di soggetti con d.s.a. (disturbi specifici dell’apprendimento) che, necessariamente, aggravano i tempi dell’insegnamento, e dell’apprendimento, a scapito del raggiungimento di un target qualitativo soddisfacente. Il lavoro sarà tanto più facilitato se le strutture saranno sicure, “sane”, adeguate al numero degli studenti con la disponibilità degli ausili didattici aggiornati alle esigenze attuali.Patria, che, nel bene o nel male, non difendono, comunque e sempre la propria Terra da indebite interferenze o minacce esterne ? 

Gli insegnanti dovranno essere aiutati a crescere attraverso nuovi e speciali corsi di pedagogia moderna, linguistica, etica e pratica sportiva, tesi ad innalzare le loro capacità educative ed a renderli orgogliosi, anche in ragione di un’adeguata retribuzione, di appartenere al mondo della Scuola Italiana. L’insegnamento non sarà un lavoro qualunque, o di comodo (come sembra essere stato in molte occasioni), sarà invece occasione di prestigio dove i docenti torneranno ad avere carisma, autorevolezza, alta professionalità. Grazie anche a queste caratteristiche ed al buon esempio che daranno si rispecchierà, poi, il comportamento degli alunni.

 

Da La Spada di Damocle n. 3  – Ottobre 2015

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