La militanza al femminile. La consapevolezza dell’identità

di Casaggì Firenze

L’ambito della militanza femminile, soprattutto nel mondo della destra politica, è ancora soggetto a poche indagini e molti pregiudizi. Le comunità che lavorano sui territori possono vantare, spesso, un grande incentivo di energie e di qualità da parte delle tante donne che scelgono di intraprendere un percorso di formazione e di impegno nel mondo identitario. Prima di un’etichetta etimologica, la militante, è perfezionamento e differenziazione. Su un punto occorre essere chiari fin dal principio: la scelta dell’attivismo non è soltanto una passione, ma un’opera di milizia che presuppone l’abbandono di ogni artifizio esteriore e di ogni superficialità.

Chi sceglie questa strada, inevitabilmente, ne incarna i valori, i concetti e le specificità. Il primo nemico, in questo senso, è quello che dimora dentro ognuna di noi. Colei che entra a far parte di una Comunità militante, sa che dovrà impegnarsi molto più dei suoi fratelli per mettere da parte il suo egocentrismo, che per natura risulta essere un attributo prettamente femminile: ecco perché, dunque, la scelta dell’impegno identitario è un processo controcorrente e trasfigurante, che richiede capacità critica, umiltà e volontà di sacrificio. Il percorso politico saprà insegnare, alle donne che vorranno iniziarlo, ad allontanarsi dai clichè, dalla dittatura dell’apparenza e dall’ipocrisia della società; in un mondo come il nostro, omologato e pressapochista,  essere sapranno distinguersi: non ameranno gli stereotipi e la vita dissoluta, non rincorreranno bisogni materiali effimeri e fini a se stessi; conosceranno fatica, sacrificio e abnegazione ma non si lamenteranno, poichè avranno imparato ad accettare la vita in ogni sua componente, fosse gioia o dolore.

La Donna, quella vera, sa che il mondo può offrirle tanto, molto più di quanto  vorrebbero farle credere la televisione e le copertine. Sa che c’è un filo di Arianna che la collega al passato, alla storia e alla cultura della sua Terra, che merita di essere riscoperto, coltivato e custodito come il più prezioso dei doni. In politica, come nella vita, conosce il suo ruolo e lo rispetta: non si affida a vane pretese e comprende che la complementarietà è il sale del mondo, della famiglia e dei legami. In questa società “liquida”, il suo compito è quello di mantenere integri dei punti di ancoraggio che possano inserirla in un quadro sociale e culturale che contempla un’origine e che vuole avere un futuro. Tutto è diventato volubile, variabile, momentaneo: dai rapporti umani, all’identità stessa.

Il terzo millennio offre alla donna la possibilità di essere al centro del dibattito sociale con un ampio margine di incisività in molti dei temi che l’agenda politica pone al centro del dibattito: questo non tanto in termini di diritti da rivendicare per se stessa, come accaduto in passato sulla scorta delle lotte femministe e sessantottine, ma in virtù del ruolo che – in quanto madre e moglie – essa può rivendicare.

Ecco perché, oggi, la militante identitaria si schiera a difesa delle differenze di genere, della natura delle cose, dei diritti del bambino, della sacralità della vita, della maternità, del senso più profondo dell’unione matrimoniale e della struttura familiare: perché, in tempi di totale dispersione etica, questa è un’opera rivoluzionaria. Il ritorno all’essenzialità, alla semplicità, alla struttura organica e comunitaria del tessuto nazionale rappresentano orizzonti dei quali riappropriarsi per costruire un destino che anteponga il primato del bene comune alla logica del profitto e della sclerotizzazione dei diritti.

 

Da La Spada di Damocle – Marzo 2016

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