Fedeltà, questa conosciuta…

di Marco Interdonato

L‘essere fedeli e sinceri sono le eccellenze e le istituzioni più sacre della mente umana”, disse Cicerone già nel I secolo avanti Cristo: “modello superato” tuonano a gran voce un manipolo di senatori di IdV e PD, sempre più diviso al suo interno, le cui correnti più interventiste tentano, vanamente, di fare sentire la loro voce fra i 51 voti di fiducia del Premier finora presentati alle Camere e le sue continue minacce alle minoranze interne.

All’indomani del voto in Senato del ddl Cirinnà, abilmente emendato dal governo, che in tal modo ha sempre più inchiodato alla sedia Alfano ed i suoi sodali ed al contempo allargato la maggioranza a Verdini e alla sua Alleanza Liberalpopolare, 12 senatori hanno presentato un nuovo disegno di legge, recante “modifiche all’articolo 143 del Codice Civile, in materia di soppressione dell’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi”; sostanzialmente i senatori Lo Giudice (che si è fatto confezionare un figlio negli Stati Uniti qualche anno fa), Cirinnà (che secondo quanto da lei affermato, si sarebbe dovuta dimettere se il ddl a sua prima firma non fosse passato con la stepchild adoption) ed altri vorrebbero togliere quell’obbligo che il legislatore del ‘42 ha ritenuto di porre al primo posto fra tutti gli altri e su cui si basa, volente o nolente, ogni relazione sentimentale, anche avulsa dal matrimonio stesso.

L’articolo 143, che per la sua fondamentale importanza viene letto durante ogni celebrazione di matrimonio, sia esso civile, concordatario o acattolico, recita al secondo comma “Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”: come sopra accennato, il legislatore ha posto come primo obbligo coniugale, potremmo azzardare supremo, la fedeltà; a questa egli subordina anche la coabitazione ed addirittura l’assistenza morale.

Va notato che il precetto della fedeltà sia di chiara derivazione religiosa e che lo stesso catechismo della Chiesa Cattolica affermi ciò: d’altro canto, nella società occidentale, a lungo vissuta sotto l’egida di un unico culto, questo valore è ormai indissolubilmente permeato e viene sentito come nemmeno appartenente ad un ambito sacrale; ciò viene confermato dalla molteplicità di autori che hanno narrato storie di fedeltà e di tradimenti, da Shakespeare con il suo celeberrimo Otello a Wilde ed il suo Dorian Gray.

Venendo alla questione di fondo, abolire l’obbligo di fedeltà fra i coniugi avrebbe effetti a dir poco devastanti per l’istituto del matrimonio: a differenza di coloro che hanno proposto questo disegno di legge, secondo cui le conseguenze sarebbero solo di natura economica, molti illustri giuristi ritengono che i risvolti a breve e medio periodo potrebbero essere ben più gravi. La violazione degli obblighi coniugali porta ad un eventuale addebito della separazione, istituto con ripercussioni sostanzialmente economiche, ma con un alto valore simbolico, in quanto indica che uno dei due coniugi ha causato la crisi coniugale: abolire l’obbligo, quindi, sarebbe come affermare che la mancanza di fedeltà non possa originare una crisi coniugale; o meglio, l’infedeltà sarebbe dal punto di vista giuridico in alcun modo sanzionata.

In secondo luogo, abolire questo obbligo che prima di tutto è un valore fondamentale, comporterebbe creare un grimaldello per una serie di unioni paradossali, similmente come l’eventuale equiparazione di unione civile a matrimonio avrebbe potuto creare il perfetto escamotage per l’adozione da parte delle coppie omosessuali; un esempio di ciò che potrebbe scaturire da questa folle manovra legislativa è la legalizzazione del cosiddetto poliamore, o con una locuzione giuridica “unione civile fra due o più partner”.

Con poliamore si intende quella posizione sociologica e filosofica che ammette la possibilità in capo ad un soggetto di avere più relazioni contemporaneamente, con il consenso degli altri partner; dal punto di vista penale, in Italia se un soggetto contrae due matrimoni, sorge l’accusa ex articolo 556 di bigamia: vero è che obbligo di fedeltà e bigamia sono due concetti differenti, ma d’altra parte è pure innegabile la loro stretta correlazione. Infatti, come detto prima, l’abolizione dell’obbligo di fedeltà potrebbe essere non tanto la diretta responsabile, quanto piuttosto la chiave d’accesso per un percorso, più o meno lungo, volto alla legittimazione delle coppie poliamorose, già presenti in Italia e, ad esempio, legittimate con legislazione nazionale nei Paesi Bassi, dove nel 2005 si è svolta la celebrazione della prima unione civile fra tre soggetti, ed in California.

Il poliamore potrebbe minare sensibilmente i valori civili su cui si basa l’ordinamento e soprattutto la cultura italiana ed occidentale; a chi ci accusa di fare i catastrofisti, noi rispondiamo che un buon legislatore deve guardare agli effetti a medio termine, soprattutto circa tematiche così importanti, e mai alle conseguenze immediate. Come per divorzio ed aborto, queste proposte di legge dovrebbero passare il vaglio di una legittimazione popolare, che prevedo, con un pizzico di arroganza, non vi sarà; parafrasando le parole di Cicerone: “Quousque tandem abutere, Cirinnà, patientia nostra?”

Da La Spada di Damocle – Aprile 2016

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