L’universo femminile nell’opera di J.R.R. Tolkien

di Marinella Di Nunzio*

Una delle accuse rivolte dagli illuminati critici all’opera  di  Tolkien è quella di avere inventato un universo, completamente o quasi, declinato al maschile, assegnando all’elemento femminile una serie di ruoli secondari e poco importanti.

Evidentemente costoro, o sono in malafede, oppure non hanno letto attentamente i testi scritti dal professore di Oxord.

Considerato l’alto grado di sufficienza con cui titolati accademici  accolsero agli inizi degli anni ’70 l’arrivo nelle librerie del Belpaese de Il Signore degli Anelli sarei propensa a considerare la prima ipotesi ( Eco in persona diede del reazionario a Tolkien…) ma, volendo concedere la buona fede, mi limiterò a considerare come possibile la seconda.

In breve, a leggere non solo la Trilogia dell’Anello ma anche le opere pubblicate successivamente  e   narranti fatti antecedenti a quelli avvenuti per la Guerra dell’Anello come Il Silmarillion, l’elemento femminile è presente e complementare a quello maschile.

E ciò accade in tutta la cosmogonia tolkieniana. Dalle origini.

In Eru stesso , il creatore del mondo, l’Uno, coesistono le componenti maschile e femminile con uguale dignità.

E’ così che Egli crea gli Ainur, dalla propria mente e, dopo aver reso loro visibile la Grande Musica che diede origine al Mondo da essi intonata,  alcuni fra loro entrarono in Arda, la Terra. E gli Elfi, i primi nati, chiamarono questi possenti spiriti Valar  e gli Uomini, dèi.

Sette erano i Signori dei Valar e sette sono anche le Valier, le Regine dei Valar.

Come si vede, in nulla le figure femminili risultano inferiori a quelle maschili. Sempre complementari, in ciò confermando la visione cristiano – cattolica dell’Autore.

All’elemento femminile è assegnato sovente un ruolo spirituale, preveggente, di guida e consiglio (pensiamo alla figura di Dama Galadriel), ma non esclusivamente.

Anche il coraggio è contemplato, basti pensare alla figura di Eowyn che sconfigge il Signore dei Nazgùl  per difendere Re Théoden al quale in fondo aveva disobbedito entrando in battaglia con l’armatura dei guerrieri Rohirrim.

Retaggio celtico questo che Tolkien attinge a piene mani da  quella civiltà  ove la condizione femminile era per molti aspetti di parità nei confronti dell’uomo. I classici latini ci narrano di  sacerdotesse e veggenti dei popoli del nord che, all’occorrenza, erano in grado di condurre anche gli uomini in battaglia.  Condizione che sopravvisse negli usi e nei costumi per tutto il  ‘buio’ Medioevo. La signora feudale doveva conoscere le leggi, amministrare giustizia  e saper difendere se necessario un castello, oltre a provvedere al sostentamento della  propria comunità .

Le figure femminili sono anche risanatrici, profondamente connesse alla terra e ai suoi ritmi naturali come bene è rappresentato dalla figura di Dama Baccador dispensatrice di gioia nella casa di Tom Bombadil.

Riescono ad essere come Galadriel portatrici di luce e donatrici della stessa, traggono dalla natura le cose più pure per perpetuare la fertilità del mondo, basti pensare al dialogo e ai doni che ella elargisce a Frodo e a Sam nei boschi di Lòrien al momento del commiato.

La profonda conoscenza della mitologia classica e delle tradizioni del nord Europa, il simbolismo legato al culto di Maria,  servono a Tolkien per costruire il personaggio di Galadriel con la sua Fonte di acqua vivificante, il suo mantello luminoso che tanto ricorda quello della Madre di Cristo, la sua funzione di indicatrice, verso la salvezza, verso la Luce.

E poi la figura di Arwen  con il suo amore per Aragorn, che contribuisce a ricreare l’unità perduta fra Uomini ed Elfi per la battaglia finale contro l’Oscurità. Arwen e le sue doti di pazienza e di saggezza nell’attesa del promesso sposo, oltre il limite della morte.

Come si è visto, giocoforza per brevi immagini, l’universo di Tolkien non solo parla delle virtù femminili ma assegna alle protagoniste ruoli uguali, se non superiori a quelli degli uomini. E questo con esempi di  fascino sentito e gentile che, senza nulla togliere alla sensualità, tende a fonderla nell’Amore più vero, quello spirituale.

*Autrice e tastierista della Compagnia dell’Anello

 

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