Centrodestra – Il sole sorge a nordest (e con trazione a destra)

di Gianni Candotto

Finite le maratone elettorali non rimangono che i risultati. Per il PD, per ammissione del suo stesso Segretario/Premier, è stato un bagno di sangue e l’unica forza a gioire in campo sono i grillini che vincono in 19 ballottaggi su 20 in cui si presentano, tra cui Roma e l’impensabile Torino.

Il centrodestra cade anche a Milano, comune che, onor del vero, era già in mano alla sinistra con il peggior Sindaco della storia meneghina.

A parte qualche luminosa eccezione, come Novara, Domodossola, Savona, alcune realtà toscane e laziali, per il centrodestra il sole pare risorgere a nordest. Con una forte trazione a destra.

Per questo abbiamo chiesto un’analisi a Gianni Candotto, Presidente provinciale di Fratelli d’Italia/AN di Udine.

***

Queste elezioni ci dicono che in tutta Italia hanno prevalso candidati di rottura. Milano è un caso a parte perché al ballottaggio sono andati due personaggi quasi indistinguibili e Milano ha solo dimostrato che, per il centrodestra , “l’unione sacra dei moderati” è un suicidio politico.

Anche in Friuli Venezia Giulia hanno prevalso candidati che si sono posti in forte alternativa al sistema PD. La differenza principale con Torino e Roma è che il candidato “antisistema” a Trieste e Pordenone non era un grillino, ma un uomo di centrodestra. Anzi più di destra che centrodestra. Alessandro Ciriani ha vinto Pordenone con quasi il 59% dei voti, risultato storico dopo quindici anni di amministrazione Pd-Pds-Ds, pur avendo avuto seri problemi adessere il candidato del centrodestra perché pareva troppo di destra e “incapace di raccogliere i voti moderati”. Alessandro Ciriani è di Fratelli d’Italia, era stato il segretario regionale di Azione Giovani e i giornali lo dipingevano come “il candidato dell’estrema destra”. Alla fine, oltre alla Lega, con molti mal di pancia, Forza Italia aveva accettato la sua candidatura. Ma non tutta. Ncd assieme a “importanti ambienti centristi” si era sfilata e gli aveva presentato un candidato alternativo. Anche alcuni elementi della Lega assieme all’ex candidato sindaco di tutto il centrodestra per ben due volte (di Forza Italia) avevano deciso di presentarsi contro Ciriani (raccogliendo un misero 1,9%). Ma alla fine Ciriani ha dimostrato che “il candidato estremista che non avrebbe mai potuto vincere” è riuscito a fare quello che i candidati moderati non erano mai riusciti a fare. E con percentuali impensabili. E per di più raccogliendo al ballottaggio i voti dei grillini. A dimostrazione che gli elettori grillini, quando percepiscono un’autentica forza di rottura, votano senza problemi per il centrodestra.

Anche a Trieste il messaggio di una discontinuità che arriva da una destra del popolo ha prevalso. Agli analisti superficiali parrà difficile definire Roberto Di Piazza un candidato di rottura. Di Piazza ha infatti un curriculum che sembra l’esemplificazione del moderatismo: imprenditore, ex Forza Italia, già sindaco e già consigliere regionale e per di più aveva avuto un fugace, durato l’arco di un paio di mesi, avvicinamento a Ncd. Eppure Di Piazza è la persona più lontana possibile dal candidato amato dagli ambienti moderati in stile Parisi o Sala. E’ vero che è un imprenditore, ma Di Piazza non ha mai dimenticato di essere stato un garzone di macellaio, è un uomo che non parla ai salotti, ma parla ai fruttivendoli, è un uomo che non cerca la compagnia della “Trieste bene”, ma quella dell’uomo della strada. Non a caso dai salotti buoni e dai poteri forti è odiatissimo: il Piccolo (il quotidiano più letto di Trieste) ha cercato in tutti i modi di screditarlo e di fargli perdere le elezioni facendo una vera e propria campagna elettorale, persino il Corriere della Sera è intervenuto con un articolo a firma di Gian Antonio Stella, in cui si ricordava che aveva solo al terza media, si riportavano alcune sue presunte gaffes (come quando alla risiera di San Sabba aveva onorato i martiri delle foibe facendo infuriare Anpi e comitati di reduci), si ricordava il fatto che avesse una fidanzata con quasi trenta anni di meno. Ma invece la sua semplicità, la sua spontaneità e il ricordo dei suoi anni come ottimo sindaco hanno avuto la meglio contro tutti la stampa coalizzata e contro la Serracchiani che si è spesa con grande energia e i salotti buoni di Trieste. Il popolo sa riconoscere uno dei suoi. Populus novit qui sunt eius.

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