Don’t blame Trump

di Francesco Barni

Happy birthday, Mr President!!!” Ve le ricordate queste splendide e seducenti parole, fuoriuscite dalle sensualissime ed irresistibili labbra dell’ormai icona Marilyn Monroe? Ebbene chissà se questa volta l’augurio in questione sarà per il più famoso Tycoon attualmente presente negli States: DONALD J.TRUMP.

Come molti di voi sapranno, il 16 giugno del 2015 questo signore, classe 1946, ha annunciato formalmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del Governo degli Stati Uniti d’America, elezioni che si terranno l’8 Novembre di quest’anno.

La politica Americana, da sempre, trova il suo punto di forza in quel bipolarismo che in Italia, e per la verità anche nel territorio Europeo, manca da troppo tempo; è noto infatti che nel Parlamento Statunitense si rapportino i DEMOCRATICI( il nostro Centro/Centrosinistra) ed i Repubblicani( il corrispettivo del Centro Destra/Destra). L’imprenditore più chiacchierato del momento si colloca nell’ala quasi più radicale della componente Repubblicana ed ha creato ilarità e stupore, quando, a suon di slogan( che sembravano populisti) dichiarava di essere il candidato ideale per controbattere la corazzata CLINTON/SANDERS.

La politica contemporanea, con le sue contraddizioni e la sua ciclicità storica, ci ha insegnato che è un madornale errore sottovalutare, o quanto meno prendere in poca considerazione, i cittadini e la loro personale volontà sociale. Ecco perché, dopo molti anni di scontri politici con candidati che facevano parte dell’Establishment governativo, si riteneva una cosa ridicola e controproducente sostenere un personaggio come Trump.

Ma il popolo è sovrano, o quantomeno dovrebbe esserlo, e, stanco di inutili chiacchiere, e di quella che io chiamo una profonda stasi programmatica, i Repubblicani di ogni età e di moltissimi Stati hanno sospinto a gran voce questo fenomenale imprenditore.

Tanto per darvi un’idea, i candidati Repubblicani erano moltissimi: dal Latino Americano Marco Rubio, al Governatore del Texas Ted Cruz, passando per il Rappresentante dell’Ohio ed esperto economista John Kasich, al ritorno in famiglia con Jeb Bush, fino ad arrivare al simpatico e pacatissimo Ben Carson( chirurgo di colore di chiara fama) ed al più attempato George Pataki.

Dall’anno scorso, molti dibattiti e scontri accesi si sono succeduti per arrivare a capire che Trump potrebbe essere la via!!! Ma come ha convinto gli Americani a farsi votare? E cosa ha di così diverso da aver compattato quella fetta di persone che, disillusa dalle modalità odierne della politica si era allontanata dalle votazioni, a sostenerlo senza se e senza ma?

C’è chi lo definisce un incantatore di serpenti, chi lo disprezza, altri ancora riducono tutto al fattore di disponibilità monetaria, eppure, a mio parere, c’è molto di più.

Prendiamo in esame parte del suo programma: 1) AGEVOLAZIONI FISCALI PER LA CLASSE MEDIA AMERICANA; 2) SEMPLIFICAZIONE DEL CODICE FISCALE; 3) AUMENTO DEI POSTI DI LAVORO ATTRAVERSO IL LIMITE DI TASSAZIONE MASSIMO PER LE AZIENDE MAI SUPERIORE AL 15%( CONSEGUENTE DIMINUZIONE DEL DEFICIT); 4) NUOVA FORMAZIONE MURARIA SUL CONFINE CON IL MESSICO; 5) TEMPORANEA CHIUSURA PER GLI IMMIGRATI MUSULMANI FINO ALLA DEFINITIVA CHIARIFICAZIONE DELL’AFFARE ISIS; 6) LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA IN TUTTE LE SUE FORME; 7) PRESERVAZIONE DELLE AZIENDE E DEI MARCHI MADE IN U.S.A.; 8) DAZI DOGANALI E REGOLAMENTAZIONE PER LE IMPORTAZIONI DI PRODOTTI; 9) SMANTELLAMENTO DELL’OBAMA CARE A FAVORE DI UN SISTEMA SANITARIO PRIVATISTICO BASATO SU ASSICURAZIONI ALLA PORTATA DI TUTTI.

Leggendo questi pochi cardini, possiamo certamente riscontrare alcune importanti somiglianze su quello che alcuni partiti nazionali ed europei sostengono. La differenza sostanziale sta nel fatto che a proporle non sia un politico vincolato da una struttura pesante e farraginosa, ma un imprenditore di successo, da 45 anni vicino alla gente.

Che si sia d’accordo o meno con questi punti socio-politici, non si può negare che sia un embrione che va in contro tendenza con tutto ciò a cui la politica tuttora al potere ci ha abituato in questi anni, ed allora comprendiamo forse l’importanza di una persona al di fuori dalla politica, per ripartire con un progetto di futuro slancio economico-culturale e sociale.

Soffermandoci ora sul presente, dopo la Brexit, l’ennesimo attentato terroristico, il referendum in Grecia dello scorso anno, i brogli elettorali Austriaci, ecc, riscontriamo che lo squilibrio politico ha toccato i livelli massimi ed è per questo motivo che, forse, siamo arrivati ad una nuova fase decisiva per tutti noi.

Molte ,infine, sono le critiche mosse dagli esperti, riguardo alle modalità di voto che gli Yankee usano da sempre, con particolare esasperazione dei fantomatici SUPERDELEGATI, che, cambiando di Stato in Stato, possono regalare la vittoria; io credo invece che siano quasi sempre polemiche sterili, quelle che circondano questo ambito, in quanto, il suddetto modello elettorale si rifà comunque al numero di cittadini che ogni Stato conta.

Basti pensare infatti che lo stato che da più “Superdelegates” è la CALIFORNIA (55), seguita dal TEXAS (38) e dalla FLORIDA e NEW YORK (29). Sarà quindi normalissimo che un qualsiasi di questi Stati, sia che propenda per I DEMOCRATS sia che sostenga i REPUBLICANS, risulti fondamentale per il risultato finale. Trasponendo tutto ciò in Italia, è come dire che ROMA, MILANO, TORINO, NAPOLI e FIRENZE spostano l’ago della bilancia in una ipotetica votazione, tautologia imprescindibile.

Concludendo, mentre la Clinton arranca , Trump vola e si ritrova a corteggiare i voti degli Indipendenti, che, forse per la prima volta ,saranno decisivi. Ciò che resta però, come dato di fatto, è che un Outsider come Donald, dopo aver conquistato la maggioranza delle primarie è risultato essere il candidato Repubblicano più votato nella storia, con tredici milioni di voti al suo attivo.

Lo voteranno le minoranze??? E le donne???? I Latinos?? Gli Afroamericani??? E gli Omosessuali???? A Novembre per l’ardua sentenza, ma una cosa è già certa: WE WILL AMERICA GREAT AGAIN!

dalla Spada di Damocle – luglio/agosto 2016

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