Referendum costituzionale: perché votare no

di Guerrino Soini

Parte prima

Queste mie povere riflessioni sono quelle dell’uomo comune, di chi non sa quasi nulla di codici e codicilli, di chi ha poco a che spartire con i bui meandri della legiferazione e dei suoi aspetti più oscuri e contorti. Come già detto in altra sede, i miei sono ragionamenti da uomo della strada, senza pretesa quindi di avere in mano la verità rivelata; un uomo però che, avendo un pezzetto di cervello e desiderando usarlo, vuole condividere i propri pensieri con i lettori di queste pagine, cercando di indurli a qualche ragionamento circa questo referendum che rischia di cambiare per sempre – e secondo chi scrive in peggio – la nostra vita istituzionale.

LA LEGGE ELETTORALE

Dobbiamo partire un po’ indietro nel tempo, più precisamente da quella legge elettorale (peraltro già approvata in via definitiva), di cui non si può non tenere conto in un ragionamento complessivo, propedeutica alla visione istituzionale che Renzi ha disegnato (facendo i conti senza l’oste) ad immagine e somiglianza del proprio partito, nella convinzione di poter governare praticamente all’infinito, in virtù della supposta impossibilità delle altre formazioni politiche di unirsi in “santa alleanza” per avere accesso al premio di maggioranza, garantendo quest’ultimo solo alla lista singola che raggiunga il 40% dei consensi e costringendo quindi tutti ad unirsi in partiti di dimensioni ragguardevoli, combinando dei “matrimoni” in alcuni casi contro natura (Lo scioglimento di AN nel PdL è indicativo di quel che poi succede).

Renzi ha avuto come faro il modello anglosassone diviso da sempre in conservatori e progressisti ed ha voluto, in nome di una presunta miglior governabilità, adattare tale sistema anche all’Italia che, per sua natura, è da sempre divisa in partiti e partitini ognuno con le sue peculiarità, ognuno padrone di qualche distinguo che lo rende, di fatto, diverso dagli altri. Non so se la governabilità migliori riducendo a due le fazioni che si contendono il potere; ma da uomo semplice registro come in passato, anche recentemente e quando si è voluto, le leggi sono uscite dal Parlamento approvate nel giro di pochissimi giorni. È accaduto con Berlusconi, ma anche con Monti e con lo stesso Renzi.

Ha scarso valore, quindi, la pretesa di dividere in due blocchi l’elettorato, tanto più che negli ultimi anni siamo diventati sostanzialmente tripolari; e se è vero che a casa nostra non si agisce politicamente per ma politicamente contro, è facile prevedere una situazione che avrebbe del surreale. Infatti, una compagine che si presentasse alle elezioni, non ottenendo il 40% che serve per avere il premio di maggioranza, dovrebbe andare al ballottaggio contro la seconda forza in campo e, per come si sviluppano di solito le cose dalle nostre parti, non è peregrino ipotizzare un accordo tra le due forze perdenti al primo turno le quali, coalizzandosi anche non formalmente, farebbero perdere chi, al primo turno era davanti. È successo in queste ultime amministrative e succederà anche in campo nazionale.

Abbiamo visto allora, mettendo il primo punto fermo, come questa legge elettorale non sia quella panacea per tutti i mali che ci avevano presentato: decreta, è vero, un vincitore a ballottaggio avvenuto ma questo a netto discapito della rappresentatività, la cui carenza è elemento non secondario della disaffezione del popolo alle elezioni e produce di fatto l’isolamento nella quasi totalità dei casi la maggioranza del Paese reale.

Il disegno politico che si vede nel retroscena di quest’operazione è l’annullamento scientifico del potere popolare in favore di una tecnocrazia che, badando solo ad alimentare se stessa, non fa mai gli interessi del popolo che dovrebbe governare.

LA COSTITUZIONE

La Carta Costituzionale è frutto del lavoro di un’apposita assemblea, detta, appunto Assemblea Costituzionale, che fu eletta dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale con lo scopo, appunto, di redigere la Costituzione. E qui ci troviamo di fronte alla prima delle tante aberrazioni che questo pastrocchio di riforma, strenuamente voluta da Renzi per portare l’Italia nel futuro (o almeno così dice lui): mentre chi ha scritto la Costituzione è stato – giustamente – eletto dal Popolo, qui ci troviamo di fronte ad una pletora di personaggi usciti da un’elezione definita illegittima dalla Corte Costituzionale, per lo più nominati direttamente dalle segreterie di partito, in larga parte inquisiti per le peggiori nefandezze che un politico può commettere e …. chi più ne ha più ne metta.

Qui vediamo come questa riforma, che tocca pesantemente le norme costituzionali, parta azzoppata per la mancanza certa dei requisiti fondamentali di personaggi che, qui, si vogliono sostituire ai Padri Costituenti essendo privi dalla caratura politica e della dignità morale per un così alto compito. Vale quanto detto per la legge elettorale a proposito dell’azzeramento del potere riconosciuto al Popolo.

Fine della Prima parte

Nel prossimo numero: L’INUTILITA’ DI UN SENATO FORMATO ESCLUSIVAMENTE DA NOMINATI

dalla Spada di Damocle – luglio/agosto 2016

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