Riforma Boschi – Cosa cambia per il Trentino

di Guerrino Soini

Riprendiamo l’esame della modifica proposta da Boschi – Renzi alla legge Costituzionale. In quest’ultima parte cercherò di vedere anche cosa cambia per il Trentino e per la nostra Autonomia.

L’aspetto delle Autonomie speciali è stato toccato in più occasioni e da diversi governi, ogni volta si è cercato di limare il potere e le risorse economiche destinati alle Regioni/Province Autonome. Negli ultimi anni ci ha provato Berlusconi nel 2005 con la parola magica “devolution“ sfociata in un referendum che ha bocciato le proposte del Cavaliere, ci ha provato il governo Prodi nel 2006 con un nulla di fatto (a parere favorevole ottenuto dalle Province di Trento e Bolzano) a causa della caduta del governo. Ci prova, dieci anni dopo, la Ministra Boschi validamente spalleggiata dal Premier.

Il ripetersi di questi tentativi di “metter mano“ all’autonomia di Trento e Bolzano rivela una spinta accentratrice da parte di quei governi che li hanno promossi, per questi signori non è concepibile che anche una singola virgola sfugga al loro controllo e si adoperano costantemente per annichilire ogni stimolo autonomista da pare dei nostri popoli che dai governi, a vario titolo e a diversi livelli di “ragione”, si sentono soffocati.

L’articolo 13 della Riforma Boschi recita testualmente:

“ Le disposizioni di cui al capo IV della presente legge costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, e sino alla revisione dei predetti statuti speciali, alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo comma, ad esclusione di quelle che si riferiscono alle materie di cui all’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, nel testo vigente fino alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale e resta ferma la disciplina vigente prevista dai medesimi statuti e dalle relative norme di attuazione ai fini di quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione; a seguito della suddetta revisione, alle medesime Regioni a statuto speciale e Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale.

Ora, leggendola così, non sembra una cosa pericolosa e dà l’idea di lasciare, più o meno, le cose come stanno. Si tratta, invece, di un artificio che tende a posporre la mannaia, che inevitabilmente cadrà sul Trentino, ad una fase successiva al Referendum. Non vi è, infatti, nessuna garanzia specifica, nella riforma, per la nostra Regione e più in particolare per la nostra Provincia; essendo una disposizione transitoria si demanda il tutto alla revisione degli Statuti ed abbiamo visto cosa Rossi e Panizza sono stati in grado di combinare a questo proposito svendendo pezzi della nostra autonomia per un piatto di lenticchie (poltrone o altro … e chi più ne ha più ne metta).

Va detto, dunque, che anche se non specificatamente manifestato, questa pessima riforma è del tutto in linea con l’operare del governo: dire senza impegnarsi, promettere senza mantenere, creare cortine fumogene in grado di coprire la realtà senza mai mettere un punto fermo se non quando questo interessi direttamente il Governo e più in particolare le casse dello Stato.

Con queste premesse altro non si può fare se non giudicare gravemente lesiva della nostra autonomia questo pastrocchio che vuol essere chiamato riforma la quale, senza dirlo, tende ad accentrare tutto in un potere governativo che tarperà le ali a qualsivoglia idea di gestione autonoma delle risorse umane ed economiche della nostra Regione.

Certo qui non va tutto bene, e lo sappiamo bene, ma, possibilmente, le cose vanno migliorate, non peggiorate e questi dispositivi di legge questo faranno se saranno approvati, toglieranno spazio alla nostra autonomia per foraggiare interessi che nulla hanno a che vedere con il nostro territorio.

Vorrei ricordare a tutti che lo spirito autonomista del Trentino è cosa di lunga data, i trentini avevano sete di libertà d’azione anche quando questa terra era sotto il dominio austriaco. Non cambieranno ora vedendo come il governo centrale stia mirando alle nostre risorse, senza nulla offrire in cambio, se non il giogo dell’asservimento ad un potere del quale non condividono gli obiettivi, del quale non si fidano, per il quale non sono disponibili a sacrificare i frutti di un lavoro duro, onesto, caparbio durato più di un secolo.

Guardate le altre Regioni d’Italia, anche quelle autonome (Sicilia e Sardegna su tutte) e riflettete su come qui, nonostante tutto, non si sia lavorato male, certo con questa riforma le cose non miglioreranno, anzi han già cominciato a peggiorare a partire da quella riforma sanitaria, voluta dal Ministro Lorenzin, valida in campo nazionale e prontamente recepita dai nostri illuminati governanti locali, che della Lorenzin & soci sono proni servitori, riforma che sta riducendo drasticamente quel welfare che è sempre stato caratteristico della nostra terra e punto d’orgoglio della nostra gente.

In questi giorni il governo, con una manovra che definire subdola non rende appieno l’idea, ha procrastinato la data di questo referendum al 4 dicembre (doveva tenersi in questo mese di ottobre ma stanno tentando di allungare i termini per favorire l’astensionismo), è segno di debolezza di un Premier che non sa più a che santo votarsi per raggranellare i voti necessari a far passare quel SI che significa salvezza per la sua poltrona. Ebbene, a prescindere dalle sorti del governo che in queste considerazioni non entrano e non debbono entrare va detto che non ci saranno “mancette”, “prebende”, favoritismi o altro che ci faranno cambiare l’idea che un secco NO sia l’unica risposta da dare a questa porcheria di riforma. La stessa non risolve nulla, non ci fa risparmiare, in pratica, nulla e nulla propone per quello snellimento burocratico e quella detassazione diffusa delle qual cose avremmo davvero bisogno per cercare di far ripartire su basi credibili questo paese, che non vuole smettere di credere a maghi, illusionisti, buffoni e millantatori di vario genere.

Da La Spada di Damocle di ottobre 2016

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