“We will make America great again”

di Francesco Barni

Eccolo, il ritornello che ci accompagnato, almeno politicamente, per quelli che sono stati 16 mesi di estenuante campagna elettorale. Solitamente, siamo abituati a prendere atto del semplice e mero risultato delle urne americane, senza addentrarci nel loro antico e tradizionale sistema politico. Ma questa volta, dopo aver vissuto per quasi un anno e mezzo di drammatiche e insondabili incertezze, ci ritroviamo con il nuovo Presidente degli Stati Uniti D’America eletto: DONALD J. TRUMP.

Non ci soffermeremo in questa sede sul percorso che l’ha portato ad uscire vittorioso dalle primarie del Partito Repubblicano, ma bensì sul suo totale trionfo alle presidenziali.

Ebbene sì trionfo, perché, malgrado mesi e mesi di continui sproloqui sondaggistici e ripetute previsioni incentrate sull’impossibilità di una sua vittoria, il famoso Tycoon Newyorkese ha spiazzato mezzo mondo conquistando la maggioranza assoluta del congresso Americano.

Come molti di noi sanno, per conquistare l’agognata “White House” si usa il sistema tradizionale, da molti considerato ormai obsoleto, dei cosiddetti Grandi Elettori; Rappresentanti che, in proporzione alla quantità di Popolazione di uno Stato ed in relazione alla vastità dello stesso, vengono candidati e scelti dal popolo, assieme all’elezione diretta del Presidente. La Presidenza si ottiene con il raggiungimento del famoso Magic Number, che consta di 270 Grandi Elettori.

 Che questa usanza piaccia o no, il dato di fatto è che, essendo ancora in vigore, deve esserne rispettato il risultato.

Partendo dal fatto che il Presidente Obama aveva ottenuto il consenso di ben 332 Grandi Elettori, a discapito del candidato Repubblicano Mitt Romney, fermatosi ad appena 206, nessuno dei media politicizzati avrebbe mai potuto immaginare un simile tracollo da parte del partito Democratico.   Cosa mai può essere accaduto?

Esistono alcuni Stati, definiti appunto SWING STATES, che significa letteralmente: Stati che svoltano. Sono quei territori che, nell’era moderno/contemporanea (dal 2000 ad oggi), per un motivo o per l’altro, hanno cambiato di volta in volta bandiera politica; stiamo parlando Dell’OHIO (18 G.E.), della Florida (29), della Pennsylvania (20) e della North Carolina (15). Ognuna di queste Macroregioni ha sempre avuto grossi problemi con il comparto immigratorio presente al loro interno, ha spesso avuto a che fare con crisi lavorative senza precedenti, ha visto un generale abbandono lavorativo da parte delle aziende artigianali e manifatturiere; territori insomma molto delicati.

Apprestandosi all’Election night sicura di vincere, la candidata democratica Hillary Clinton, ex segretario di Stato durante la presidenza Obama, nonché moglie del famoso e controverso Ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, aveva già preparato e allestito tutto al suo quartier generale posizionato al Convention Center di New York.

Come piccola curiosità possiamo ricordare come sia stata questa l’unica occasione in cui entrambi i candidati alla Presidenza, avessero predisposto la loro base operativa nella Grande Mela, con Trump sobriamente arroccato nell’ampia sala convegni dell’Hilton Hotel di Manhattan.

La maratona per noi italiani è iniziata alle ore 22.30 del giorno 8 novembre e ciò che ci aspettavamo era un vero e proprio testa a testa e così è stato, almeno guardando le percentuali che si alternavano di stato in stato; senza citarli tutti e 51, diremo solo che La Florida, il Michigan, la Pennsilvania ed il Newhampshire sono stati decisi da poche decine di migliaia di voti. Mentre in principio, grazie anche al voto elettronico anticipato, sembrava in netto vantaggio quella che poteva essere la prima Donna a diventare presidente degli U.S.A. col passare delle ore, il partito Repubblicano ritrovava, assieme ad un lento, ma confortante sollievo, quell’identità che, persa da tempo, sembrava così repentinamente ripresentarsi. Dal Kentucky allo Utah, dal Kansas alla Georgia, dal Tennesse al Nebraska, un’unica realtà si andava formando, e con l’arrivo degli stati chiave già citati e tutti conquistati dal mitico imprenditore, alla Pennsylvania, altro Stato in bilico fino all’ultimo, si sono aggiunte delle roccaforti storiche democratiche come il Wisconsin e il Michigan.

trump_barni2I supporter della Clinton, ormai disperati ed increduli, davanti ad una festante compagine di bianchi americani che gioiva come mai prima si era visto, hanno dovuto accontentarsi di essersi tenuti gli stati del Colorado, della Virginia e del New Hampshire, conquistando comunque anche il Nevada, zona precedentemente Repubblicana.

Dati alla mano Mr trump ha ora ottenuto non solo i 270 G.E. necessari ma si è spinto ben oltre, conquistandone 306 ed ottenendo in questo modo la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti sia al Senato della Repubblica.

Un dato molto interessante si esplica attraverso il voto popolare, che vedrebbe la Clinton prevalere con il 47,7% dei voti contro il 47,5% di The Donald; su questo punto sono state aperte un’infinità di polemiche, che, consentitemi di dire, trovo alquanto sterili, poiché il sistema elettorale, come precedentemente affermato, non tiene affatto conto del singolo voto nominale.

Che siamo favorevoli o meno alle politiche conservatrici di Trump, possiamo certamente precisare che egli abbia vinto non solo perché ha saputo interpretare al meglio il malcontento popolare ma poiché, dopo ben otto anni di Governo democratico, è stato l’unico a presentare un programma serio, per quanto controverso, basato su quello che è sempre stato l’ideale che ogni Americano ha di sé stesso. Creazione di nuovi posti di lavoro, protezione dei propri confini dall’immigrazione illegale, rilancio dell’economia e dei consumi attraverso la detassazione della middleclass con un tetto massimo di aliquota del 15%, lotta al terrorismo islamico organizzato attraverso interventi diretti, ripresa economica basata sulla produzione manifatturiera made in U.S.A, sistema sanitario basato sulla concorrenzialità delle assicurazioni sanitarie.

Un programma sicuramente attuabile, e che probabilmente porterà stabilità in una Nazione così costellata da continue crisi economiche, al fine di far rinascere l’American Dream e ricollocare gli Stati Uniti D’America, così dice Trump, al posto che gli spetta nei confronti del mondo intero.

Good Luck Mr President, God Bless You, and God Bless America.

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