Politici en bronzon

di Penna Nera

Penna Nera è un po’ tordo, si sa, e quando si trova di fronte alla politica dei giorni nostri, quella fatta di comunicati stampa, attacchi a questo o quel politico, così come alla politica fatta di urla e schiamazzi, rimane sempre un po’ perplesso.

Nella sua ignoranza, Penna Nera pensa che la politica sia ne più ne meno l’amministrare una specie di società, solo che invece di gestire un’azienda che produce, che ne so, bibite gassate, si gestisce la società civile, quella struttura in cui tutti noi viviamo ogni giorno, con gli stessi problemi: dai fornitori ai tempi di consegna della merce, dagli stipendi dei dipendenti alle scadenze.

Quindi, se è vero che non è pratica comune che l’amministratore delegato della Coca Cola passi il suo tempo a insultare l’amministratore delegato della Pepsi, Penna Nera non comprende come sia possibile che nella politica tutto si riduca a chi spala più fango, senza mai o quasi, fare proposte alternartive.

E’ il caso anche del Trentino: non siamo mica immuni da questa politica fatta di slogan, urla e vuoto pneumatico.

C’è chi, sistematicamente, passa il suo tempo a diffondere notizie che “scandalizzano” sul problema dell’immigrazione ma molto saggiamente non diffonde mai quelle notizie che svelano come i clandestini siano prima di tutto una risorsa economica per certi partiti o politici di spicco, perché non si sa mai che un giorno tornino utili per delle alleanze.

Partiti abituati a schierarsi prima a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra, prima inveendo contro Roma ladrona, poi, una volta a Roma, inveendo contro i clandestini, (Roma ladrona dimentichiamolo come spot, perché sputare nel piatto dove si mangia è sempre scortese), poi i Rom, poi chi lo sa, qualcosa di cui lamentarsi senza dare una soluzione al problema è facile da trovare.

Oppure come quelli che “internet è la soluzione finale”, contro a tutto e tutti, fondati sul Vaffanculo, sono così abituati ad essere contro, che quando sono loro a dover fare le cose, si ritrovano spiazzati, quasi in imbarazzo, mi ricordano un’episodio che raccontò D’Alema, che all’indomani delle elezioni in cui vinse per la prima volta la sinistra, una vecchietta gli fece i complimenti e gli disse “Adesso si che possiamo fare opposizione dura!”. Anche quelli sono così: quando vincono non sanno più come fare, del resto se basi tutta la tua filosofia politica sullo sminuire e insultare gli avversari, quando le cose le devi fare tu, non sai da dove cominciare.

Qui in Trentino invece abbiamo le civiche. Splendido esempio di democrazia diretta, se si parla di elezioni comunali di piccoli e medi comuni: politici vicini alla gente, non legati a logiche di partito nazionale, liberi di fare quello che credono sia meglio per i loro cittadini… ma già quando dal sindaco si passa alla figura del consigliere provinciale le cose cambiano.

Spesso non si arriva in consiglio provinciale solo con i voti della civica: ci si arriva con quelli della coalizione, quindi di quei partiti nazionali che tanto sono “odiati” da alcune civiche e da chi le vota perché non ha fiducia nelle logiche di partito. Ma allora, esattamente, quanto sono libere certe civiche in consiglio provinciale? Poco o nulla.

Però quelle civiche “di nome, ma non di fatto”, sono utili a certi partiti nazionali, che le usano come paravento: la gente pensa di votare “politici en bronzon de casa nostra”, ma in realtà sono solo specchietti per le allodole, che servono solo a far confluire voti alla coalizione che le accoglie e che spesso, ma non ditelo troppo in giro, le ha caldamente suggerite, amorevolmente aiutate a nascere e abilmente manovrate per il resto dei loro giorni.

Poi volete mettere l’utilità di una civica che fa il “lavoro sporco”? Fa la voce grossa, attacca altri partiti e civiche ben più serie, evitando così a quelli che prendono ordini da Roma di doversi sporcare le mani, o in alcuni casi, di fare gran brutte figure.

Se poi portano i voti alla coalizione ancora meglio, un posticino in consiglio provinciale lo portano a casa anche loro, sperando di rimanere all’opposizione, così possono ancora fare i paladini sui giornali, perché se la coalizione dovesse andare al governo, diventerebbero solo un voto, ovviamente legato al padrone che li ha aiutati a nascere e crescere.

Ci sono civiche che fanno onestamente e con dedizione il loro lavoro ma quasi mai se ne sente parlare: oramai la politica è fatta di urla e schiamazzi ma quando qualcuno fa quello che deve, senza tanto sensazionalismo mediatico, allora scompare agli occhi della gente, perché non è il risultato quello che conta… è solo quanti like hai su facebook e quelli li ottieni quando sei “contro”. Triste ma vero.

Penna Nera è un tontolone: vorrebbe più politica che risolva i problemi e meno politici che basano tutto sulla semplice denuncia indignata di quei problemi, ma che ci volete fare? Penna Nera è solo una persona semplice e illusa, illusa che la politica dovrebbe essere qualcos’altro e non un gioco riservato a pochi eletti giocatori incalliti e scaltri.

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