Festa della Donna: il gender va in ferie?

di Penna Nera

Anche quest’anno si avvicina l’8 marzo, la Festa della Donna, la giornata mondiale dedicata a tutte le donne, che tra un strip tease e un mazzetto di fiori, ricorda le conquiste fatte dalle donne nel corso degli ultimi due secoli, ma tutto questo è inaccettabile e offensivo!

Penna Nera è sensibile a tutte le tematiche sociali e non può fare sconti: la coerenza è tale quand’è una costante, non quando si applica a spizzichi e bocconi, per questo ritengo che festeggiare la donna sia un insulto e un affronto a tutti quegli individui che, pur essendo nati uomini, si sentono donne, così come tutte quelle donne che pur nate donne, si sentono uomini.

E’ ora di smettere di festeggiare una distinzione di genere che offende e sminuisce i singoli individui che vanno oltre a tali definizioni e costrutti sociali oramai passati. Gay, lesbiche, sacerdoti, tutti loro vogliono a gran voce che, dopo aver sostituito il termine “madre” e “padre” con “genitore 1” e “genitore 2”, adesso si arrivi alla definitiva abolizione del termine “Festa della Donna” per un più appropriato “Festa degli individui sociali il cui orientamento di genere sia assimilabile a quello che fù detto femminile”.

Perché ci ostiniamo a festeggiare un genere, che di per sè essendo un genere, secondo l’attuale establishment di governo, dovremmo cancellare dalle nostre vite? La sessualità fluida, l’abbattimento della costrizione all’appartenenza ad un genere, sono tutte grandi conquiste che stiamo cercando di ottenere con mille sforzi, alcuni dicono che il prossimo obbiettivo sia quello del superamento del costrutto sociale che penalizza l’amore carnale per i bambini, ma per ora abbiamo fatto tanto per negare il genere sessuale e poi ne festeggiamo uno?

Penna Nera è certo che nelle prossime settimane si moltiplicheranno le manifestazioni di protesta nei confronti di questa festa oltraggiosa e barbara, questo modo retrogrado e fascista di suddividere la popolazione in uomini e donne, manifestazioni che poi sfocieranno nel boicottaggio da parte delle più illuminate persone di sessualità biologica femminile di fede cominista, di questa cosiddetta festa che ghettizza tutte le persone di sessualità biologica non femminile, ma che si sentono donne e che non possono festeggiare in quanto ancora non abbiamo una legge che abolisca il termine “donna” in favore di un più gender-correct “persona di sessualità autodefinita femminile”.

Poco importa che migliaia di donne in passato abbiano sacrificato le loro vite, dedicandole alla causa del suffragio universale, poco importa che siano state derise, picchiate, incarcerate e talvolta torturate: ora l’importante è NEGARE l’esistenza di una distinzione sessuale tra uomini e donne, per non offendere i sentimenti di chi potrebbe vivere tranquillamente la propria omosessualità, ma che vuole di più, che vuole combattere le stesse battaglie delle suffraggette, ma per negare la femminilità, in favore di un concetto molto più “giusto” di assenza di un genere definito, in favore di una auto definizione di genere.

Sono sicuro che quelle donne che fino al 7 marzo combatteranno per l’imposizione coatta di questa nuova visione della sessualità, saranno le prime a rifiutarsi di accettare mazzetti di mimose, che saranno le prime a scendere in piazza per protestare contro la “Festa della Donna”, che saranno le prime a boicottarla, oppure no?

 

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