Perché vincerà Marine Le Pen

di A. A.

Vincerà Marine Le Pen il ballottaggio del 7 maggio contro il candidato di centrosinistra Emmanuel Macron?

La  risposta per gli analisti mainstream è no. L’allenza repubblicana, secondo il  ragionamento delle elite, quella che unisce tutto l’arco costituzionale della politica francese, dai socialisti fino ai gollisti dell’Unione per un movimento popolare, dovrebbe reggere. All’Eliseo andrà, quindi, l’ex Ministro dell’Economia di Hollande, Emmanuel Macron, quarantenne eletto con la lista start up In Cammino! con trascorsi professionali presso la Banca Rothschild, societa’ d’investimento finanziaria presente in piu’ di quaranta Paesi in tutto il mondo. Si diceva, appunto, dell’alleanza repubblicana, che ha un precedente importante, quello delle presidenziali francesi del 2002, al cui ballottaggio si sfidarono Jacques Chirac dell’Ump e Jean Marie Le Pen, allora leader del Fronte Nazionale e padre di Marine. Una partita senza storia in cui il candidato dell’area moderata di centrodestra raccolse piu’ dell’80% delle preferenze.

Quindici anni sono pochi, ma possono essere anche molti, soprattutto in politica. Diversi sono i protagonisti in campo. Chirac, un politico certamente di orientamento conservatore, uscito dalla scuola gollista con alle spalle una lunga trafila nelle istituzioni della Francia repubblicana (parlamentare, ministro, sindaco di Parigi, presidente del Consiglio etc…) e Jean Marie Le Pen, l’ex ufficiale dell’Esercito reduce dal campo di battaglia in Indocina, leader del Fronte, partito relegato ai margini della vita politica francese. Diversa è anche la condizione sociale ed economia della Francia, in forte crisi a causa della delocalizzazione di molte industrie verso Paesi dell’Est Europa e dell’agricoltura, stretta nella morsa dei mille regolamenti europei, che ne impediscono una reale crescita, con le istituzioni fortemente delegittimate anche a seguito degli attentati terroristici avvenuti in questi ultimi diciotto mesi. Un presidente, Hollande, del partito socialista che, pur essendo al primo mandato, ha preferito ritirarsi. Una scelta ragionata per evitare una figuraccia senza precedenti in termini di consenso. Non a caso il candidato socialista al primo turno, Benoit Hamon, ha raggiunto solamente il 7%: un fiasco inimmaginabile.

Noi vogliamo uscire dalle logiche dei media mainstream. Per questo crediamo con piena convizione nella vittoria della Le Pen. Il precedente che nessuno o quasi cita e’ quello del referendum sulla Costituzione europea del 2005. In quella campagna elettorale si formò uno strano fronte anti europeista composto dal Fronte Nazionale e da qualche esponente minoritario della destra e della sinistra. Votarono no in contrasto con il proprio partito, Nicolas Dupont-Aignan, allora gollista dell’Ump e Jean-Luc Mélenchon, allora ancora tesserato del Partito Socialista. Il risultato fu sorprendente: vinse il no con 54% dei francesi, ignorando le indicazioni dei due maggiori partiti, Ump e Partito socialista.

Al primo turno dello scorso 23 aprile il candidato della destra sovranista, Nicolas Dupont-Aignan, ha raggiunto il 5% e in diretta televisiva ha annunciato l’accordo con il movimento della Le Pen. Un momento storico: nessun partito aveva mai stretto un’alleanza con il Fronte, nessun politico aveva mai considerato Marine Le Pen come presentabile. Jean-Luc Mélenchon, invece, leader del movimento La Francia ribelle, ha collezionato uno storico 19% al primo turno. Mélenchon, uscito dal partito socialista in polemica per le politiche neoliberiste proposte dal governo nominato dal presidente Hollande, ha presentato un programma sovranista e antimperialista contro l’euro e la Nato. Una sinistra nazionalista, insomma, popolare e patriottica. Mélenchon ha invitato i suoi elettori a scegliere secondo coscienza al ballottaggio delle presidenziali. Una dichiarazione contro corrente e non scontata.

Due episodi per raccontare il personaggio. Il primo: in tv l’8 gennaio scorso ha fatto appello, non ascoltato, alle banche francesi perché concedessero un fido al Fronte Nazionale. Il secondo, piu’ recente, con cui ha espresso il proprio parere su Macron: “E’ un uomo di finanza. Per definizione sono dei parassiti, non producono nulla”.

Scommettere sulla vittoria della Le Pen è certamente arduo, ma non impossibile. La battaglia non è piu’ tra destra e sinistra, ma tra la globalizzazione e il protezionismo, tra la difesa dei deboli rispetto alla libertà di circolazione delle merci ed il libero mercato come fattore assoluto e dominante. Una sfida epocale. Vogliamo fare nostre le parole della Le Pen che ha già indicato il futuro in caso di un suo arrivo all’Eliseo. “Il mio – ha detto la leader della destra – sara’ il governo dei patrioti e degli uomini e delle donne che amano la Francia”.

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