Il Movimento 5 Stelle non è morto

di Marco

Diffidate da chi vi dice che il Movimento 5 Stelle è morto, diffidate da chi è convinto che si sia tornati al bipolarismo centrodestra-centrosinistra, diffidate da facili commenti dati sull’onda dell’entusiasmo per l’accesso al ballottaggio: sembrano le parole del più convinto dei grillini ed invece provengono da un giovane elettore di destra.

Dopo le prime proiezioni del primo turno di queste elezioni amministrative molti hanno cantato vittoria, chi affermando che senza il proprio partito – o partitino – non si vince, chi esultando per i pochi accessi al ballottaggio del Movimento di Grillo, chi ritenendo che l’onda propulsiva di rabbia sia finita e che si stia tornando al bipolarismo a cui siamo stati abituati dal ‘94; ma è veramente così? Innanzitutto va rilevato che comunque il Movimento ha ottenuto una decina di ballottaggi, triplicando il risultato di 5 anni fa: poca cosa, è vero, rispetto alle decine di ballottaggi fra centrodestra e centrosinistra, ma comunque segno che non si sono totalmente eclissati; in alcuni Comuni hanno comunque raggiunto circa il 20% dei consensi, in altri c’è stata una debàcle completa, in altri sono riusciti a fare solo un paio di consiglieri.

Ciò che però molti commentatori nostrani non vedono – o non vogliono vedere – è che storicamente le elezioni amministrative, fin dalla Prima Repubblica, hanno sancito risultati nettamente in controtendenza con i risultati nazionali: il rapporto fra elettore e candidati sindaco e consiglieri è nettamente più stretto rispetto a quello fra elettore e candidato parlamentare; il candidato sindaco lo vedi tutti i giorni per strada, lo fermi per chiedergli spiegazioni sul programma, lo rimproveri una volta eletto se non ti sta rappresentando come vorresti e dopo 5 anni non gli confermi il voto se lavora male. Al contrario, il parlamentare – o candidato tale – viene nel paese forse una volta prima delle elezioni, fa il suo discorso di pochi minuti, poi risale in macchina per andare in un altro paese e fare un altro comizio: lo si vota più per vicinanza ai valori del partito in cui si candida o perché il segretario della sezione comunale ti ha convinto a votarlo, ma quel legame quasi personale di cui sopra non si crea, se non in pochi casi. Ciò implica che alle comunali il cittadino voti per simpatia o anche semplicemente perché si fida di quella singola persona, che magari non è del suo stesso schieramento politico, ma che comunque sa che a livello locale può lavorare bene: personalmente se dovessi scegliere fra la riconferma di un sindaco di centrosinistra che ha lavorato molto bene (e non è l’esempio di Trento, purtroppo) ed un candidato di centrodestra notoriamente corrotto e pluricondannato, non avrei dubbi nel scegliere il primo, mentre a livello nazionale sarei molto più spinto a votare il partito in cui mi rappresento politicamente, per fiducia nel leader o nei singoli candidati parlamentari.

Questo è quello che manca al Movimento 5 Stelle: radicamento sul territorio; il Movimento è forte a livello nazionale – ed è inutile fare discorsi da fantapolitica dicendo che non ci si fida dei sondaggi, perché se è vero che possono essere fallaci, sicuramente non sbagliano più di 4/5 punti percentuali – ma a livello locale abbiamo visto che c’è un grande deficit; ciò implica che l’elettore voti colui che conosce e non Grillo perché è Grillo. Ciò non toglie che anche altri partiti abbiamo uno scarso radicamento sul territorio, ma a livello statistico il Movimento è quello che ne ha di meno; sostanzialmente anche nei piccoli paesi c’è un circolo del PD ed uno della Lega, ad esempio nel Nord Italia, difficilmente lo si può trovare del Movimento dei grillini.

Un altro elemento fondamentale è che finora Grillo ed il suo Movimento hanno viaggiato sull’onda della contestazione politica e del malcontento generale: ma ciò implica che il boom elettorale lo si possa fare in città in cui le precedenti amministrazioni hanno lavorato molto male, come ad esempio Roma, ma non in città in cui si è lavorato bene; un semplice elettore del Movimento a livello nazionale, perché dovrebbe votare M5S invece che confermare il precedente sindaco che ha fatto fiorire l’economia cittadina e con il quale sono amici da molto tempo? Ciò che personalmente mi sentirei di consigliare ai 5 Stelle è di scendere da questo cavallo che ha permesso loro di lottare per 5 anni ma che è ormai stanco e di salire su quello dell’alternativa di governo locale credibile: è inutile negare che, salvo rari casi in cui le singole persone erano capaci, come l’esempio di Parma con Pizzarotti che, anche senza il Movimento, ha ottenuto un ottimo successo al primo turno, i programmi sono carichi di rabbia e scarni di proposte effettive di governo del territorio.

Discorsi completamente differenti vanno fatti a livello nazionale: il Movimento nei sondaggi viene dato come primo partito e sta costruendo nel tempo un’alternativa credibile di Governo; fatti salvi i molti pasionari, va notato che gli istituzionali, come in gergo giornalistico vengono chiamati, fra cui Di Maio, Villarosa e Toninelli, potrebbero formare un Governo civico insieme ad illustri figure – ultimamente sta circolando incessantemente il nome del magistrato Davigo – in grado di governare il Paese in modo, a mio parere, egregio.

Concludendo, il Movimento è ancora pericoloso e soprattutto in grado di governare il Paese, checché ne dicano Renzi e Richetti da una parte e Berlusconi dall’altra; il Movimento non è morto e sottovalutare la sua potenza potrebbe essere devastante per le altre forze politiche con le quali sarà duello fino all’ultimo voto alle prossime politiche: se saranno a settembre 2017 o marzo 2018 lo sapremo solo nei prossimi giorni, quando il fiorentin Pinocchio e tutta la sua ciurma scioglieranno la riserva sulla legge elettorale.

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