Toy boy e MILF. O, piuttosto, Loliti e tate

di Marika Poletti

Entra in classe. Emana un certo fascino, cinto nel suo completo elegante che stringe il focus visivo nel nodo benfatto di una cravatta tono su tono. Le ragazze, le sue alunne, sono travolte dal suo eloquio mentre illustra i grandi della letteratura. Soprattutto una, la quindicenne del primo banco, la brillante secchiona con cui il professore quarantenne ha iniziato una relazione. Dapprima vissuto segretamente, il rapporto venne poi scoperto dai genitori della ragazzina che -come da reazione al minimo sindacale- chiesero all’uomo, peraltro sposato e con figli coetanei della giovane amante, di lasciare in pace la minorenne. Il professore sulle prime rispose con un laconico “non so se ce la farò” per poi, invece, dar seguito alla passione e continuare a plasmare l’alunna ad immagine e somiglianza dei suoi desideri.

È chiaro che stiamo parlando di un comportamento meschino e spregevole? È lampante che quello descritto è un abuso su minore?

Tutto chiaro, ok. Allora perché la storia del novello Presidente Macron e della sua bella non può essere criticato? È un tabù? O, per meglio dire, un totem, quello dell’#amoreèamore. Un preconcetto artificiale che ci viene imposto in forza del quale tanto più la relazione differisce dal modello naturale, quanto più deve essere considerata intoccabile.

Il sesso con un minorenne è disegnato come la più alta forma di amore da grandi letterati come Mario Mieli, personaggio che dà il nome ad innumerevoli associazioni omosessuali che ricevono finanziamenti e patrocini pubblici e che entrano nelle nostre scuole a parlare con i bambini e ragazzini di sesso ed omofobia. Mieli, comunista, gay e dedito alla coprofagia (“ingoiamento delle feci”, nel caso specifico sue e del suo cane), ci spiega benissimo nel saggio “Elementi di critica omosessuale” come intende la relazione di un adulto con un minorenne: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo accogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro.”

Centra poco con l’argomento in questione? Può darsi, ma ogni occasione è propizia per poter inserire, anche solo per inciso, la descrizione di coloro a cui si ispirano le flotte di associazioni che entrano in contatto diretto con i ragazzini nelle scuole.

Torniamo a bomba al rapporto toy boy e milf. O, per dirla senza l’alone di contaminazione sbrilluccicosa delle nuove tendenze erotiche, al Lolito con la sua tata.

Dobbiamo, prima di tutto, sgomberare il campo da ciò che non c’entra. Eseguendo anche una superficiale ricerca sul web si scopre che la categoria “milf” è tra le più ricercate per gli amanti del settore erotico. Erotico, appunto. Nelle segrete stanze di qualche fantasia, ma la vita reale è un’altra cosa. Come il ricordo per chi ha più di 50 anni potrebbe andare alla cinematografia che impazzavano negli anni ’70, incentrata sulle articolate e grottesche gesta di Pierino con le sue professoresse: un Pierino visibilmente grande, troppo adulto per essere uno scolaro, addirittura ridicolo nel suo grembiulino blu con fiocco in contrasto. Si giocava sul filo dell’assurdo, dell’improbabile e, comunque, dell’idealmente impossibile.

In quest’epoca di Loliti creati ad uso e consumo della signora di turno, si argomenta che se le parti fossero invertite (donna giovane/uomo più maturo), nessuno avrebbe da porre osservazioni. E ‘sti cavoli, come si potrebbe dire con un’inflessione popolare! Il richiamo ancestrale, naturale e normale per una coppia che si ama e vuole fondere le proprie rispettive esistenze è indissolubilmente legato alla volontà di crearsi una famiglia e, per questioni anche di ordine biologico, ciò può essere posto in essere quando la donna è in età fertile e l’uomo può garantire una certa robustezza anche sul piano economico per poter mantenere il progetto che si andrà a creare. In qualunque modo la si possa vedere, alla natura non frega nulla della sintomatologia femminista o devirilizzata moderna: queste sono le regole del gioco quando si intende metter su famiglia. Ad ogni buon conto, anche nel caso di assoluta fertilità dell’una e stabilità dell’altro, vi sono dei limiti fuori dai quali è difficile trovare casistiche: basti pensare che in Italia matrimoni tra donne di trent’anni e uomini di 58 ed oltre sono attestati attorno allo 0,3% dei casi, perlopiù -diciamocelo- di badanti od affini. Ciò sta a significare che, anche nel caso in cui la donna sia la più giovane, esiste ed è riconosciuto nei fatti un tetto massimo funzionale sia per una relazione che per una scintilla affettiva.

Poi vi è l’attrazione fatale in un’epoca scompaginata come la nostra, quella in cui il clima di frustrazione femminile conduce molte donne, non riuscendo più a relazionarsi in modo adeguato con un uomo normale, a volersi curare personalmente la costruzione della psiche del proprio compagno, tirandoselo su con un’azione di pesante socializzazione o, per dirla in termini etologici, addestramento. Dall’altro lato si trova una schiera di giovanotti che non hanno mai risolto il complesso di Edipo, fase fisiologica che scompare tra i 6 ed i 7 anni, e ricercano un surrogato di mamma nella propria donna.

La liberalizzazione selvaggia dei costumi e l’abbattimento di tutti gli steccati naturali hanno portato ad una società in cui ciascuno di noi è portato a mettere in dubbio la propria esistenza, il proprio ruolo e la propria identità e, se non ci si riesce ad emancipare da questa melassa, si è destinati a vagare come mosche ceche ed unirsi con chiunque si abbia l’avventura di incontrare senza progettualità né reale legame se non quella di cercare, in taluni casi, di trovare il corrispondente libero soddisfacimento ad un vizio relazionale di fondo dovuto alla medesima ubriacatura di libertà.

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