RACCONTO – Lo Sconfitto

di Luigi Tramonti

LO SCONFITTO

                                                              (Ad Aurora)

                “Hamburg, 4 maggio 1945,

Caro Hans,

mio padre ha alfine scoperto ciò che avete ed abbiamo cercato di tenergli nascosto,

la Germania ha perso, il Reich è caduto e Hitler è morto. Ogni giorno centinaia di

demoni bolscevichi entrano nel Reich dal Fronte Orientale, mentre gli Angloamericani

ci attaccano da ogni direzione. L’unica opportunità rimastavi è il banditismo, la guerra

partigiana contro l’occupante straniero. Ma è un’opportunità riservata solo a voi: mio

padre ha issato la bandiera rossa per salvare il nostro podere e ora siamo occupati da

sette soldati Rossi. Ancora oltre: mi ha vietato di sposarvi al vostro ritorno, in quanto

membro delle famigerate SS, e ha deciso che sposerò il signor Gotenbaum, che partecipò

alla guerriglia rossa e quindi sarà una garanzia di fronte al governo provvisorio che

a suo dire i Rossi non tarderanno a creare. Correte a casa, Hans, liberatemi da questi

demoni e portatemi lontano. Io vi amo, andremo lontano, in Argentina, dove i diavoli

non potranno seguirci.

Per sempre vostra,

Brigitte”

 

Piegò accuratamente la lettera e la ripose nel taschino della divisa: la guerra non era finita, lui non aveva firmato nessuna resa; l’avrebbe fatta pagare agli assassini dei suoi camerati e sarebbe tornato ad Amburgo. Avrebbe sposato Brigitte come le aveva promesso e avrebbe schiacciato la serpe codarda che aveva tentato di prendere il suo posto sotto i suoi stivali.

Ma era solo.

Il suo reparto era stato sciolto due giorni prima, “Siamo stati sconfitti, annientati su tutti i fronti, pertanto sciolgo il reparto in quanto il Reich non esiste più, voialtri potete darvi al banditismo o raggiungere le zone sotto il controllo del reparto Charlemagne; quelli che tra voi non sono così folli da difendere una bandiera senza più significato mi seguiranno al più vicino presidio russo, ci consegneremo e non ci sarà tolto un capello.” E così il comandante Baum e le sessanta reclute che lo seguivano vennero falcidiate dal fuoco di una mitragliatrice russa anonima, e rimasero là, anonimi allo stesso modo, sul selciato di Berlino.

Erano rimasti in trenta, incerti sul da farsi, se unirsi alla Charlemagne e quindi farsi strada tra i reparti russi per giorni, senza possibilità di arrivare mai dai camerati, oppure raggiungere il Reichstag e partecipare alla difesa dell’ultimo baluardo della loro Fede contro l’Orco rosso, consapevoli del fatto che se anche fossero riusciti a respingere l’invasione gli Angloamericani li avrebbero finiti in pochi giorni.

Si erano divisi, e Hans aveva seguito il gruppo di cinque persone diretto al cuore di Berlino; non aveva mai avuto un carattere forte, e ciò lo aveva portato ad obbedire ciecamente al più autorevole del gruppo, un certo Maxime, un veterano del Fronte Orientale, che inghiottiva da cinque anni migliaia di giovani.

Poche ore dopo si erano scontrati con una pattuglia di irregolari russi e Hans era rimasto da solo con un ferito da accudire, ma nel giro di poche ore era spirato, lasciandolo completamente solo in una città ostile, e l’unico pensiero era stato rileggere le due missive speditegli dalla sua promessa sposa Brigitte rispettivamente dieci e cinque giorni prima e consegnategli dal comandante Baum solo prima di consegnarsi ai russi.

 

“Hamburg, 9 maggio 1945,

Caro Hans,

Giungono da Berlino notizie sempre peggiori: la città è caduta, forse da dove vi trovate

non siete riuscito a rendervene conto, ma tutto è ormai perduto! Non si hanno notizie di

Himmler e il vostro reparto è allo sbando, se non completamente epurato. I ragazzi della

Charlemagne sono tutti caduti… Certo, con onore, ma le loro armi non tuoneranno più

in difesa della nostra civiltà. Prego ogni giorno Nostro Signore che questa Apocalisse

in un modo o nell’altro abbia fine e che voi torniate a casa ad Amburgo, a riposarvi tra le

mie braccia e a dimenticare tutti gli orrori che solo ora cominciano a trapelare e di cui

sarete senza dubbio stato testimone. Ma quassù temo che dovrete affrontare un’ultima

battaglia per riprendervi ciò che è vostro. Ma vi prometto che ci sposeremo e allora gli

orrori di questo Ragnarok ci appariranno solo un lontano ricordo.

Per sempre vostra,

Brigitte”

 

Ripercorse più e più volte con gli occhi le parole vergate con una grafia elegante su un foglio ormai lacero e insozzato di sangue e sudore, poi ripiegò con cura la lettera e la ripose accanto all’altra, pensoso e malinconico; sarebbe tornato immediatamente ad Amburgo, avrebbe ammazzato senza pietà Gotenbaum e i soldati russi per portare Brigitte via da quel posto, o per stabilirvisi con lei, per sempre. Ma in cuor suo sapeva che non avrebbe mai lasciato Berlino. “Vae victis”, “guai ai vinti” aveva detto Brenno sotto le mura di Roma millenni prima, era uno sconfitto, e non gli sarebbe stata riservata nessuna pietà.

Questa mesta e triste consapevolezza aveva cambiato qualcosa in lui: dal momento che non aveva possibilità di sopravvivere e tornare a casa, avrebbe almeno avuto una morte fiorita, e seppure nessuno avrebbe ricordato mai il suo nome avrebbe lasciato questo Mondo tranquillo, consapevole e fiero delle proprie azioni.

Non gli restavano altro che una matita e un fucile scarico, estrasse l’ultima lettera dal taschino, la rigirò e prese a scrivere sul retro.

 

“Berlino, 14 maggio 1945,

Amata Brigitte,

Con rammarico vi raccomando la mia anima, temo di essere giunto alla fine dei miei

giorni. Sono fiero di voi, siete stata sempre presente e vi ho sempre sentita al mio fianco

mentre fischiavano le pallottole e i camerati cadevano. Siete la migliore sposa che un

uomo possa desiderare. Siate per Gotenbaum ciò che sareste stata per me, ma non

dimenticatemi mai.

Per sempre vostro,

Hans”

 

Era consapevole di aver scritto queste poche righe solo per sé, per ricordare quanto la amasse, prima di compiere l’ultimo atto della sua vita. Poco più avanti era ferma una pattuglia russa, uomini che un giorno avevano avuto negli occhi la stessa luce che vi aveva avuto lui quando aveva visto Brigitte la prima volta e che un giorno avrebbero provato la gioia di rivedere le loro case, riabbracciare le loro famiglie, sposare le loro promesse spose…

Rimise la lettera nel taschino da cui l’aveva tratta, imbracciò il fucile come fosse ancora in grado di ferire e uccidere, e cominciò a marciare verso i pochi ragazzi con la stella rossa sul colbacco; tremava, aveva paura, la morte non era come la dipingevano Stalin, Churchill o Goebbels, non ora che era lì di fronte a lui.

Comiciò a cantare per farsi coraggio.

 

“SS marschiert in Feidensland und sing ein Teufelslied”, i ragazzi si allertarono e recuperarono da terra le loro armi, gridando qualcosa in russo al suo indirizzo, non volevano ucciderlo, sarebbe stato fortunato.

“Ein Schütze steht am Wolgastrand und leise summt er mit”, il grido venne ripetuto prima più forte e poi cambiò, risultando più feroce e aggressivo, ora sette fucili erano puntati su di lui.

“Wir pfeifen auf Unten und Oben und uns kann die ganze Welt”, il più alto in grado tra i russi alzò il pugno e distese il braccio, e i soldati spararono.

Verfluchen oder auch loben grad wie es ihnen gefällt”, le pallottole presero a sibilargli attorno, una gli si conficcò in una gamba, un’altra in un polmone, la terza all’altezza del cuore.

“Wo wir sind da geht’s immer vorwärts!”, le sue labbra si muovevano appena e pian piano la vista gli si annebbiava.

“Und der Teufel der lacht nur dazu, ha, ha, ha, ha, ha, ha!” I soldati russi scomparvero e si ritrovò nei Campi Elisi, tra le braccia di Brigitte.

Da La Spada di Damocle – Marzo 2016

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