A difesa della famiglia tradizionale

di Federico Prati

Le principali direttive di quest’attacco sono la sovversione della gerarchia tradizionale dei valori spirituali, etici e morali, la denatalità e l’aborto.

La concezione tradizionale della famiglia come dovere morale, sociale e naturale si basava sulla triplice esigenza di obbedire alla legge divina di crescere e moltiplicarsi, di rafforzare e ringiovanire la Stirpe: privilegiati erano quindi il futuro e la prole. La concezione attuale della famiglia si basa sulla necessità di garantire esigenze egoistiche: privilegiati sono quindi il presente e l’individuo. Ecco l’aborto per i bambini non voluti! Ecco l’omosessualità ostentata, le coppie e perfino le “famiglie omosessuali” che pretendono e ottengono bambini in adozione! Ecco i figli in provetta! Ecco i travestiti e i transessuali che appaiono in televisione per rivendicare diritti!

Potremmo continuare all’infinito perché non c’è limite alla depravazione quando si accetta il principio che la vita si basa sui diritti e non sui doveri. Da un punto di vista spirituale, religioso e morale l’aborto è un omicidio. Un affronto a Dio e alle leggi divine. Un delitto contro la necessità di perpetrare nel tempo l’essenza metabiologica del Volk.

Ecco la risposta al continuo chiudere di scuole e allo spopolarsi di strade che nei decenni scorsi erano piene di bambini: i nostri bambini non sono mai stati concepiti perché non si voleva pensare a loro o, se concepiti, venivano eliminati come un’ernia o un’appendice infiammata. Che cosa impedisce al naturale bisogno di avere bambini la possibilità di realizzarsi? Si possono evidenziare i motivi più importanti:

le madri costrette a lavorare;

la fuga dalle campagne e il problema delle dimensioni delle case;

la mentalità edonistica e materialistica.

Il fatto che le donne siano costrette a lavorare deriva essenzialmente dal precipitare della nostra economia e dall’espandersi del debito. Fatto sta che mentre negli anni ’50 e ’60 il lavoro del capofamiglia era sufficiente a mantenere una famiglia ampia, oggi non è sufficiente il lavoro di ambedue i genitori. In Francia, diversi anni fa, il governo propose di stipendiare le madri di famiglia in quanto tali, tale progetto fu accantonato, non per considerazioni economiche, ma per l’alzata di scudo di liberisti, comunisti, massoni, radicali, femministe ed altro…

Un governo che avesse davvero a cuore il futuro del proprio popolo vedrebbe in questa soluzione uno strumento per incentivare la prolificità delle famiglie. La mentalità materialistica è forse il problema più grave. Infatti, se un governo può certamente contribuire a incrinare lo spirito di un popolo, va premesso che una rivoluzione culturale, o meglio spirituale, avviene per meccanismi più profondi di quelli strettamente politici. Il lungo tunnel dell’ubriacatura materialistica sembra avviarsi alla conclusione; più di mezzo secolo di materialismo, ateismo, immoralità, permissivismo, liberalismo hanno danneggiato la fibra delle nostre Comunità in modo quasi irrimediabile. L’aborto è stato certamente una pietra miliare nel trasformare le Heimat europee da comunità esemplari, basate su atavici e sani valori spirituali, tradizionali, familiari a terre desolate di volgare commercializzazione e distruzione di tutto ciò che è Sacro. Se i miti fino ad oggi sono stati quelli della donna in carriera, il risultato non poteva essere differente. Solo restaurando gli antichi concetti di sacrificio e di dedizione verso il proprio popolo e la propria famiglia, e restituendo una concezione ultraterrena e sacrale alla nostra esistenza, i necessari e radicali cambiamenti, di cui noi etno-nazionalisti dobbiamo farci radicali promotori, sortiranno l’effetto desiderato.

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