Cesare Battisti, un fulgido esempio per le nostre genti

di Italo Benito Viola

La ricorrenza del Centenario della Grande Guerra e quella del tragico epilogo della gloriosa ed impareggiabile vita di Cesare Battisti, occorso il 12 luglio 1916, per la crudele smania di protagonismo Viennese, che lo condannò al capestro ancor prima che fosse emessa la sentenza dei giudici militari, m’inducono a ricordare, alla nostra gente, ma anche al resto d’Italia, la figura dell’irredentista trentino, che in ogni sua “pagina” e fin dagli anni della prima giovinezza ha dimostrato come la LIBERTA’ del suo PAESE fosse stata, nella sua vita, non un semplice obiettivo, ma una vocazione continuamente alimentata dalla fede e dall’insegnamento dei vecchi patrioti!

CESARE BATTISTI naque a Trento, il 4 febbraio 1875; a 18 anni, nel 1893, si iscrisse nel REGIO ISTITUTO a Firenze, frequentando per un anno un corso di lettere; si trasferì poi a Torino per tornare, già nel 1898 a Firenze, laureandosi nell’estate del 1898.

Si applicò negli studi geografici; seguì quelli di lingue orientali; s’interessò di geografia e storia dell’Asia Orientale.

  • Nel 1895 fondò, assieme ad altri colleghi:

LA SOCIETA’ DEGLI STUDENTI TRENTINI”

all’interno della quale espose il suo programma politico dove affermava che LA LIBERTA’ non si ottiene senza cultura.

  • In quel periodo (1895) diede avvio a:

                                                      “LA RIVISTA POPOLARE TRENTINA”

la quale, appena uscita, fu confiscata dalla polizia austriaca (com’era prassi da parte della gendarmeria asburgica).

  • La sua intensa attività politica lo portò, sempre, assieme ad un gruppetto di amici, ad avviare, nel 1896,

                                                       “L’AVVENIRE DEL LAVORATORE”

del quale divenne direttore nel 1899; questo settimanale fu l’organo della Sezione Italiana dei Socialisti e di tutti gli Italiani d’Austria!

  • I suoi intensi studi, gli consentono di fondare, nel 1898 e con l’amico G.B. TRENER, la rivista scientifica, storica e letteraria:

TRIDENTUM”

che illustrava il Trentino in tutti i suoi aspetti: STORICI – GEOGRAFICI – ECONOMICI – SOCIALI, la stessa rivista diventò un valido strumento di battaglie per la grande lotta Irredentista, combattuta con la PAROLA, CON LA PENNA e con la SPADA per oltre quindici anni!

  • Scrisse la sua tesi di Laurea su:

                                                  “ IL TRENTINO “

un saggio del 1898, di geografia fisica e di antropogeografia, della sua Terra! (premiato in un concorso)

  • La sua intensa attività politica lo portò, assieme ai suoi amici, a creare una tipografia modernissima dove investì tutti i suoi averi per fare uscire, il 7 aprile 1900, il 1° numero de:

IL POPOLO”

                 Tra le tante altre cose ricordiamo CESARE BATTISTI come UOMO di grande talento, sempre presente alle iniziative dei giovani; la sua fervente attività non conobbe mai riposo. Nel corso di quegli anni fu: editore, giornalista, studioso di storia, di economia, di problemi sociali, ma, soprattutto, condusse con grande vigore la campagna per l’autonomia, organizzando comizi e manifestazioni di ogni genere.

Nulla lo fermò: non i processi, non i giornali sequestrati dalla gendarmeria asburgica, il cui obiettivo palese era di fermare l’UOMO che aveva a cuore l’elevazione culturale della sua Gente, incominciando dalle classi più deboli. CESARE BATTISTI cercò di conoscere: la propria Terra, la sua Struttura, le sue Risorse, i suoi Abitanti e, di conseguenza, le sue Esigenze! La conoscenza e l’elevazione culturale del suo Popolo erano condizioni essenziali per difendere a viso aperto quei valori creando così una base solida per iniziare la sua opera di redenzione dal giogo austroungarico.

  • Nel 1901/1903/1904 fu a Innsbruck con gli studenti nella battaglia per ottenere l‘UNIVERSITA’ a Trento e/o a TRIESTE, Istituzione che non fu mai concessa, salvo poi ottenere, quasi come elemosina, l’apertura della “ facoltà giuridica “, non già in Innsbruck ma nel paesino di WILTEN. La sera stessa dell’inaugurazione, in data 3 novembre 1904 i pangermanici ed i tirolesi distrussero completamente la sede e arrestarono 136 persone tra professori e studenti che finirono tutti in carcere ad Innsbruck per circa due mesi; nei primi giorni patirono anche la fame, poterono, poi, avere pane, carne e quant’altro necessario al loro sostentamento grazie alla città di Trento che inviò loro questi generi di prima necessità.
  • Egli, come sempre, non trascurò mai gli studi e nel 1903 fondò la rivista:

          “VITA TRENTINA”

  • Nel 1908 presentò la sua candidatura alla DIETA e nel 1911 fu eletto deputato al parlamento di VIENNA, con il preciso scopo di difendere gli interessi della sua Gente, fra i quali la Libertà e l’Autonomia di Cultura Italiana.
  • Ad Innsbruck ed a Vienna si batté per:

L’AUTONOMIA del Trentino e per l’UNIVERSITA’ a TRIESTE.

E’ doveroso ricordare, ancora una volta, che egli studiò sempre e percorse senza sosta, instancabile, tutto il suo Territorio con l’obiettivo di conoscere nel dettaglio i bisogni della sua Gente, ma, soprattutto dei più deboli, al fine di trovare le soluzioni più vantaggiose. Questa fu la missione che portò avanti, anno dopo anno, per oltre vent’anni, con sentimenti Irredentisti, sempre più forte e convinto nella prosecuzione della sua opera.

Il 12 agosto 1914, varcò il confine per andare in Italia a sostenere, in tutte le città più importanti dello Stivale, la necessità della Guerra! Va ricordato quanto “ urlato “ sul Campidoglio:

  “ ITALIANI: TUTTI ALLA FRONTIERA CON LA SPADA E CON IL CUORE “!

  • Il 29 maggio si arruolò nel 5° REGGIMENTO ALPINI ed il 7 giugno, con i volontari del battaglione EDOLO, prestò giuramento! Fu subito impegnato sul fronte dell’ADAMELLO nella 161a Sciatori.

Dopo la sanguinosa battaglia sull’ISONZO insistette per essere mandato a quel fronte, ma la sua richiesta non fu accolta!  A fine agosto 1915 si combatteva ad ALBIOLO e lì si guadagnò la prima medaglia al valore militare; in seguito andò in zona TONALE e indi nuovamente sull’ADAMELLO, dove ebbe a distinguersi per il suo valore, tanto che a dicembre fu nominato sottotenente e destinato al 6° ALPINI sul fronte del MONTE BALDO, nel suo Trentino.  Il suo compito fu l’approntamento di blindamenti e ricoveri, mentre il suo desiderio era di andare a combattere presso la frazione di LOPPIO che era ancora in mano asburgica. La sera, talvolta, per alleviare le fatiche e per sollevare gli animi, recitava anche poesie patriottiche ai soldati ed agli ufficiali.

“La guerra qui”, scrive CESARE BATTISTI nel periodo attorno al 20 dicembre 1915, “ha un aspetto ancora più lugubre e tragico che nell’alta montagna: qui non è solo guerra tra soldati, ma è furore bestiale contro tutti, paesi e persone comprese”. Fra tanto scempio, CESARE BATTISTI, con altri soldati, cercò di mettere in salvo le reliquie della preziosa biblioteca dei Castelbarco.

In prossimità del Natale partecipò, con il suo plotone, agli aspri Combattimenti di Malga Zures, dove caddero molti volontari Trentini. E’ su queste terre che CESARE BATTISTI ottenne una seconda medaglia per meriti di guerra e fu promosso al grado di TENENTE.

Grazie alla sua grande e riconosciuta conoscenza della conformazione del territorio, delle linee difensive della zona fra lo Stelvio e il Passo Rolle, ai diversi fattori logistici, fu assegnato all’ufficio Informazioni d’Armata di Verona. Accettò di buon grado chiedendo, nello stesso tempo, di essere rimandato al più presto al fronte. Durante quel periodo a VERONA, lavorò anche a due monografie sui MONTI DELLA VALSUGANA e sugli ALTOPIANI DI LAVARONE E Di LUSERNA.

Il 21 Aprile, su invito della DANTE ALIGHIERI andò a Milano a celebrare gli ALPINI. Fu, più che un discorso, il suo Inno più bello di Soldato e Alpino.

Quando a metà maggio 1916 si abbattè sul fronte Trentino l’offensiva austriaca, si adoperò per tornare al fronte e proprio in quel mese gli fu assegnata una compagnia del btg. Vicenza nella quale ritrovò FABIO FILZI. A fine maggio, si trovò finalmente sul Pasubio, in Territorio Trentino. In quell’ambito fu organizzata, sempre ad opera sua, un’azione tendente alla conquista di un osservatorio austroungarico posto all’interno del CORNO DI VALLARSA (ora CORNO CESARE BATTISTI). Tale azione doveva essere supportata da una compagnia di FANTI e dall’appoggio dell’artiglieria Italiana postata sullo ZUGNA. Purtroppo, a causa del maltempo, il collegamento fra i reparti attaccanti, venne meno, CESARE BATTISTI ed i suoi ALPINI, ivi compreso l’amico e sottotenente FABIO FILZI, si trovarono a dovere fronteggiare i forti, e numericamente molto superiori, reparti austroungarici accorsi dalla sovrastante prima linea. Il btg. Vicenza dovette  soccombere con la conseguente cattura delle rimanenti forze Italiane e dei due IRREDENTISTI, individuati attraverso il riconoscimento effettuato da un militare austroungarico di cittadinanza Trentina.

Anche in quest’occasione è doveroso mettere in evidenza, e ricordare, l’eroico comportamento di CESARE BATTISTI che avrebbe potuto evitare la cattura scendendo a valle verso le linee Italiane; volle invece rimanere sul posto per medicare ed assistere il tenente Matteo INGRAVALLE . Più volte il ferito ebbe ad invitarlo, ma invano, a salvarsi; indico qui la famosa risposta riportata dal tenente INGRAVALLE, sopravvissuto, che fu:

PER ME” –  egli disse – “ NON RIMANE CHE LA FORCA”

ben consapevole del triste destino al quale andava incontro!

Dalla viva testimonianza del tenente INGRAVALLE si evince come il soldato austriaco che riconobbe CESARE BATTISTI gli chiedesse la pistola ma, BATTISTI alzandosi di scatto rispondesse:

“Mi sono battuto con onore, mi avete preso con le armi in pugno, ho diritto all’onore delle armi, consegnerò la pistola ad un superiore di grado, non mai ad un inferiore”:

e come poco dopo lo stesso soldato gli chiedesse il binocolo ottenendo come risposta:

“ No” – rispose – “questo è proprietà personale.”

A quel punto, circondati da quattro soldati austriaci armati, CESARE BATTISTI e FABIO FILZI, entrambi ammanettati e collegati da catene, iniziarono il cammino, attentamente scortati, verso il comando di zona, a TOLDI di Noriglio.

Riconosciuti poi con i loro veri cognomi, iniziarono un percorso appositamente scelto onde consentire, ad una marmaglia austriacante, di dileggiare ed insultare i due prigionieri, così come voluto e programmato dal capo della gendarmeria, certo Muck, in stretto accordo con le istruzioni propagandistiche ricevute direttamente da Vienna.

Durante il percorso da Calliano a Trento, fino al Castello del Buon Consiglio, attraverso i paesi di quella zona, il trattamento riservato a BATTISTI e FILZI fu identico, confermando con ciò la strategia spregevole, attuata dall’Austria, tendente a voler dimostrare come la popolazione fosse ostile ai due; le ante oscure delle finestre, viceversa, erano tutte chiuse e ciò in segno di protesta e disprezzo per il nemico asburgico.

Al termine della disumana gazzarra che accompagnò il convoglio attraverso la città, gli IRREDENTISTI contrapposero, la grandezza, la nobiltà del più insigne volontariato, della più alta vocazione, del più tragico privilegio umano: l’Olocausto.

Mentre i due prigionieri varcavano il portone del Castello del Buon Consiglio, il famigerato poliziotto Muck arringava la folla vociante; CESARE BATTISTI e FABIO FILZI furono quindi perquisiti un’altra volta e furono tolte loro le bretelle, prima di essere introdotti in prigione.

Al mattino del 12 luglio 1916, alle ore 8,00 sveglia: ebbero poi il caffè con un po’ di pane e furono, successivamente, accompagnati dinnanzi al tribunale. La legge marziale prevedeva spazi e tempi ben definiti, ma è risaputo che non fu in tutto rigorosamente rispettata. Alle ore 9 il presidente della corte marziale, col. Edler C., con altri membri, iniziarono il dibattimento.

                   CESARE BATTISTI e FABIO FILZI, su richiesta, diedero le loro generalità e furono invitati a fare attenzione agli atti d’accusa: dichiarati colpevoli di avere agito in molti modi contro l’Austria e di avere inoltre impugnato le armi contro l’impero austroungarico, nell’intento di staccare una parte dei Territori della monarchia austroungarica, per ricongiungerli alla Patria Italiana.

Il giudice Issleib procedette all’interrogatorio di CESARE BATTISTI in tedesco, ma il deputato di Trento diede le risposte in Italiano (che trascrivo, volutamente, integralmente per ricordare a tutti noi cosa significhi credere profondamente nei propri ideali politici.)

 “Io sostengo di essere cittadino italiano essendo stato nominato ufficiale nell’esercito italiano.”

 “Devo, tuttavia ammettere di non essere stato cassato dal nesso statale austriaco.”

Dichiaro, inoltre, di avere, prima e dopo lo scoppio della guerra con l’Italia, fatto un’intensissima propaganda, in ogni modo, con la parola, con gli scritti, per mezzo della stampa, per la causa italiana e per l’annessione all’Italia delle regioni italiane dell’Austria; di essere entrato volontariamente nell’esercito italiano; di avere dopo la nomina a sottotenente e a tenente, combattuto contro l’Austria; di essere stato fatto prigioniero di guerra mentre impugnavo le armi.”

 “ Dichiaro, in particolare, di avere scritto tutti gli articoli e opuscoli che mi sono attribuiti negli atti di questo tribunale, di averne promossa la stampa, nonché di aver tenuto tutti i discorsi sovversivi in esso menzionati.”

 “Sostengo espressamente di avere sempre agito secondo i miei ideali politici, che avevano per meta l’indipendenza delle provincie italiane dell’Austria e la loro unione al Regno d’Italia.”

Tralascio altri particolari pure importanti per passare alla lettura del verbale d’interrogatorio di FABIO FILZI (che trascrivo per evitare di perdere anche solo una delle sue parole).

                   … respinge l’accusa di alto tradimento in quanto egli è stato sempre, e notoriamente, di sentimenti irredentisti, e, in omaggio ai suoi ideali politici ha sempre propugnato la causa dell’indipendenza delle provincie italiane dell’Austria e la loro annessione al Regno d’Italia.

Cesare Battisti                   Non avendo mai riconosciuto altra patria che l’Italia, egli dichiara, il 15 dicembre 1914, di avere disertato dal 1° reggimento dei cacciatori tirolesi, rifugiandosi nel Regno e, allo scoppio della guerra contro l’Austri,a è entrato nell’esercito Italiano, promosso sottotenente, ha preso le armi contro l’Austria e, con le armi in pugno, è stato fatto prigioniero.

Il Procuratore Militare chiese che i due Militari fossero condannati a morte per capestro poiché rei di alto tradimento. Il drammatico dibattito terminò dopo 3 ore; dopo di che i condannati, non con passo umile dei vinti, ma con l’incedere superbo dei vincitori tornarono, scortati, alle loro celle.

Molto nota è la foto di CESARE BATTISTI, scortato da 4 guardie, mentre torna in cella; è per me il documento più bello e significativo che la storia ci tramanda per ricordare e non dimenticare!  Significativa è la dedica di Gabriele d’Annunzio che recita:  La solitudine dell’anima eroica non fu mai scolpita in teschio umano così permanente come in quel volto alpestre.”

Alle 14.30 nell’aula del tribunale, affollata, i prigionieri erano già stati ricondotti ai loro posti: il giudice istruttore lesse ad alta voce la sentenza di morte.

Alle ore 17 al termine della lettura, gli sbirri riaccompagnarono i condannati nelle loro celle.

Ai due condannati, che hanno solo due ore di tempo, non venne consentito di scrivere le ultime volontà ai parenti , ma venne loro concesso di dettarle ai protocollisti. Essi avranno anche il conforto dei cappellani: Mang e Posch che riportano quello che ebbero a dire negli ultimi momenti di vita:

CESARE BATTISTI: “Io    sono   contento,    lieto,    sereno. Ho vissuto abbastanza ed ho ottenuto abbastanza perché possa dire che la mia  vita è stata spesa bene. Coi miei quarantadue anni ho raggiunto quello che molti uomini non raggiungono in una lunga vita. Porti alla mia famiglia il mio ultimo saluto.”

Verso le 17 due compagnie presero posizione attorno alle due forche e verso le 18.30 CESARE BATTISTI, accompagnato dalla scorta, dal cappellano Posch e dai due carcerieri, camminò lentamente, con le mani legate dietro la schiena dal boia Lang, mandato da Vienna ancor prima dell’emissione della sentenza a Trento, e scende le scale verso la forca. Scorse la folla di ufficiali di vario grado, di soldati, di civili e di curiosi, annidati ovunque possibile: questi potranno notare il comportamento fiero, la sua calma, la sua sicurezza che impressionarono persino i carnefici.

Secondo il macabro regolamento, CESARE BATTISTI deve voltare le spalle al patibolo mentre il boia Lang li mette il laccio al collo.

                             E’ a questo punto che CESARE BATTISTI grida, con tutte le sue forze:

VIVA TRENTO ITALIANA, VIVA l’ITALIA ! – VIVA TRENTO ITALIANA, VIVA l’ITALIA!

Contro ogni norma legale, Lang volle ripetere l’esecuzione a causa della rottura del primo laccio: c’è chi sostiene che ciò fu fatto appositamente! L’agonia del Martire durò otto minuti e trenta per colpa del boia Lang …. !

In seguito, la stessa sorte e cerimonia furono riservate a FABIO FILZI che, dopo aver indossato l’abito del condannato, consegnò al suo carceriere, G. Bertò, la medaglietta della madonna, pazientemente scucita dalla sua amata divisa. Scortato da 12 soldati, assieme al sacerdote Mang, FABIO FILZI scese le lunghe strette scale, serio e pensieroso, per arrivare poi al patibolo, dove fu letta la sentenza di condanna a morte: a quel punto, lo stesso boia, pose fine alla gloriosa vita dell’IRREDENTISTA Roveretano.

La storia della sepoltura dei due IRREDENTISTI e MARTIRI non è del tutto univoca: di certo si sa che all’arrivo del Regio Esercito Italiano, a Trento, il 3 di novembre, il capitano Ugo MAZZONI si insediò nel palazzo Municipale a rappresentare l’Autorità Militare; poco dopo, indagò sulla sepoltura indecorosa, avvenuto, la sera del 12 luglio, presso la Fossa del Castello e del successivo trasferimento, nottetempo, al cimitero militare dell’1 o 2 novembre, con l’intento di fare sparire le tracce dei due Martiri.

Venuto a conoscenza del luogo, il Capitano fece riesumare le Salme e ordinò una perizia a tre medici per essere sicuro che si trattasse effettivamente di CESARE BATTISTI e FABIO FILZI.

Ora, le Salme dei Martiri, sono ricordate e onorate al DOSS TRENTO, presso il Mausoleo appositamente costruito per: CESARE BATTISTI, mentre FABIO FILZI e DAMIANO CHIESA riposano al SACRARIO, nelle urne presso Castel Dante a Rovereto!

Conclusioni

E’ poca cosa, la breve e selezionata elencazione degli avvenimenti più importanti che qui propongo circa le figure di CESARE BATTISTI e FABIO FILZI. Ho cercato di mettere in ordine cronologico i fatti con l’obiettivo che questi siano letti e, possibilmente, ricordati dai lettori del volantino informativo mensile: La Spada di Damocle e, se possibile, non solo quelli del mensile.

            CESARE BATTISTI è l’esempio rarissimo di UOMO che molti vorrebbero imitare per il suo livello di “sapere”, ma fondamentalmente per la capacità di rappresentare degnamente la propria Gente; tant’è vero che quando si presentò alle consultazioni, fu subito eletto alla Dieta di Innsbruck e al parlamento di Vienna.

Ho ricordato sopra come fosse personaggio dedito continuamente allo studio: del proprio Territorio, della storia, della geografia, dell’economia, della struttura, dei suoi abitanti.

Percorse in lungo e in largo queste sue Terre, per conoscerne bene i problemi e per chiedere, nelle sedi Istituzionali, i provvedimenti più adeguati ai bisogni della sua Gente, battendosi per l’autonomia del Trentino, con l’intento, sempre dichiarato, di volere arrestare la pesante germanizzazione in atto in tutti i comparti territoriali. Le scuole tedesche erano fortemente finanziate a scapito di quelle di lingua italiana; lo stesso nel commercio, nell’industria, nell’agricoltura, nello sport ed in altri settori del Trentino con l’italica gente sempre in secondo piano rispetto agli asburgici. Ho ricordato sopra anche il Suo impegno a favore della scuola e le miserevoli concessioni dell’Austria peraltro annullate con la soppressione, nello stesso giorno dell’inaugurazione della facoltà giuridica insediata in quel di Wilten, e con l’arresto di un numero spropositato di studenti e professori. Mi fa piacere porre l’accento, ancora l’instancabile coerenza con la quale difese l’italianità del Trentino e di tutti gli altri territori italiani allora soggiogati agli interessi dell’Impero Austro-Ungarico avendo come scopo l’unificazione di queste terre all’Italia. Con la sua azione interventista, cominciata nel 1914, promuove la guerra che porterà alla vittoria sull’Impero Austro-Ungarico contribuendo così alla realizzazione del sogno di Giuseppe Garibaldi.

Ci tengo a sottolineare che assieme alla memoria dei tre Martiri ed Eroi: CESARE BATTISTI, FABIO FILZI e DAMIANO CHIESA, ricordiamo con gratitudine e con vivi sentimenti di ammirazione tutti gli Ufficiali ed i Soldati volontari della gloriosa LEGIONE TRENTINA che si costituì nel 1848 per concludere la sua opera con la Vittoria redentrice nel 1918.

Vogliamo qui onorare i loro sacrifici, ricordando le medaglie al valore militare concesse:

undici medaglie d’oro, centodieci medaglie d’argento, una settantina di medaglie di bronzo,     altrettante croci al merito di guerra e  tre Ordini Militari di Savoia !

La partecipazione dei Trentini non poté che essere limitata nel numero, ma fu molto grande per atti di eroismo e sacrifici. Vale ricordare, per non dimenticare, che la vittoria del 1918 costò all’ITALIA il sacrificio di circa:

700.000 CADUTI e 1.200.000 FERITI ed INVALIDI

e che la PACE va ricercata ogni giorno!

Concludo volendo evidenziare come CESARE BATTISTI sia sempre vivo nei nostri cuori per il fulgido esempio che ha tramandato a noi Trentini, all’Italia e al Mondo. Oggi, egli è, possibilmente, ancora più attuale se pensiamo con quale determinazione ha combattuto, anche come giornalista, il potere Austriaco corrotto e malvagio.

Gli atti concreti di CESARE BATTISTI dovrebbero indurre il nostro Popolo, che negli ultimi anni è scivolato troppo in basso culturalmente e moralmente, a cambiare atteggiamento verso il “potere” che non è più capace di dare il buon esempio, come invece dovrebbe!

VIVA GLI IRREDENTISTI          VIVA IL TRENTINO           VIVA L’ITALIA 

 

Bibliografia

Quaderno della rivista TRENTINO n°5                                    anno 1935           Cesare Battisti

Martiri ed eroi trentini della guerra di redenzione                   anno 1925           Ed. La Legione Trentina

Brevi cenni sui volontari della Legione trentina                       anno 1934           AA. VV.                       

La società PRO PATRIA                                                           anno 1919      

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