[Musica] Compagnia dell’Anello: quarant’anni di noi

di Marika Poletti

C’è una destra reazionaria, una tradizionalista, quella avanguardista ed irriverente, vi è quella cattolica ed una più propriamente pagana; la Destra sociale ed alcuni pensano addirittura che ve ne sia una liberale (sic). Ve n’è per tutti, insomma.

Ma una cosa accomuna i militanti: la musica.

Il filone delle cosiddette “note alternative” racchiude in sé tutta la nostra Comunità, umana prima ancora che politica, come usualmente intendiamo.

E quando si parla di questo è capitolo a sé, quasi omnicomprensivo, La Compagnia dell’Anello, nome chiaramente intriso dell’epica tolkeniana, gruppo padovano nato negli anni ’70 con uno scopo preciso: cantarci.

Ma cosa attraeva del professore di Oxford, la cui opera più conosciuta era stata tradotta solo pochi anni prima, tanto da incentrare sul suo immaginario il nome ed alcune cantate? A questa domanda ha risposto Mario Bortoluzzi, fondatore della Compagnia, intervistato da Gianfranco de Turris per Il Giornale in occasione del quarantennale della nascita del gruppo (articolo di cui mi permetto di consigliare la lettura).

L’opera di Tolkien fu per noi evocatrice di simboli e valori alternativi a quelli espressi dalla cultura dominante.” Risponde Bortoluzzi, che continua: “Piacque a tutta una generazione di militanti per un processo immediato di identificazione. Ci sentivamo proprio come piccoli Hobbit in lotta contro l’Oscuro Signore. Piccoli ma coriacei, resistenti, combattivi e, alla fine, vincenti. Pensiamo all’epilogo de Il Signore degli Anelli. Gli Hobbit tornano in una Contea devastata dalle malefatte di Saruman e guidano la rivolta in nome della libertà e delle tradizioni del popolo contro tutti i simboli puzzolenti della modernità industriale imposti dalla dittatura. Miti, valori, simboli che sentimmo e facemmo nostri, dando vita a una stagione di svecchiamento e di apertura verso il futuro”.

Assistere ad un loro concerto è vedersi scorrere davanti la storia di tutte le nostre generazioni. Ti introduce nel mondo della vita comunitaria, in cui vecchi e nuovi si ritrovano ad essere semplicemente parte di quell’universo chiamato Destra italiana. E non ha importanza se sei un quindicenne o quindicenne lo sei stato diversi decenni fa: si ritorna tutti a cantare la militanza.

Si parla di un mondo parallelo, in cui al sol risalire una montagna “andati riti antichi ritornano alla mente”, e volando come un falco si narra “la smania di spezzare catene di borghese tranquillità”. Ci si tuffa nel fantastico, quasi come questo potesse essere una meravigliosa rappresentazione dei valori che ti scorrono nelle vene, mentre “Gandalf fumava l’erba pipa e sortilegi e fiabe Merlino ti dirà”.

Vita di militanza, quindi, come il vivere la sede alla stregua di un personale fortino da presidiare e di cui sentirsi scampolo insostituibile. Difatti “non eravamo poi molti a frequentare quel buco”, perennemente “stanchi, sporchi ma felici” e tutti con la stessa convinzione: il “movimento è mia e tua nuova famiglia”. La voglia, l’energia e l’impegno ci facevano sentire “reietti e pazzi” e costruttori di “illusioni e barricate innalzate con purezza”.

Le nostre generazioni non si sono mai rilassare sull’adagio che la sinistra egemonizzasse la cultura, gli “eretici ed autori che allora scoprivamo” hanno segnato un solco e formato un modello. Leggere e confrontarsi non è un esercizio di apprendimento bensì uno “scavare infondo infondo e fare tutto uscire”, a dimostrazione che una persona non viene di Destra: lo è per costituzione. Leggere, per esempio, Rivolta contro il mondo moderno non per mettere a lato delle pagine gli appunti ma “cercando di scovare quello che poi sentivo”.

Ma l’esempio è il messaggio più grande che La Compagnia vuole lasciare. Ci si deve sempre ricordare, soprattutto quando si inizia a cementare un progetto di militanza, che “ciò che nasce puro più grande vivrà”. Anche nei momenti di sconforto, in cui le miserie umane ed ostacoli apparentemente insormontabili si presentano, si deve avere la certezza che è “giusto rimanere e continuare l’avventura cominciata perché vivere è lottare”. La risposta a testa alta dinnanzi alle tentazioni e corruzioni deve essere “anche se tutti… noi no!”. Muoversi animati da una ferrea spinta etica, con la certezza di fare “solo ciò che è giusto, il resto non importa”.Solo così potremmo urlare in faccia al mondo che “il domani appartiene a noi”.

 

NdR: le parti virgolettate riportano parole tratte da testi delle canzoni della Compagnia.

Visita il sito ufficiale della Compagnia dell’Anello!

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