Primo caso di eutanasia minorile al mondo

di Marco Interdonato

Il 2 marzo 2014, il Re del Belgio ha firmato la legge che prevede l’eutanasia minorile per bambini di qualsiasi età: tale legge prevede che si possa attuare un’eutanasia attiva su un minore, affetto da mali definiti incurabili, affinché si possa porre fine alle sue sofferenze; la richiesta deve essere firmata da entrambi i genitori, che saranno assistiti da un pool di psichiatri, psicologi e assistenti sociali.

Con eutanasia attiva si intende quella fattispecie che si sostanzia in un’iniezione letale sul minore, in quanto non sa-rebbe in grado di porre in essere il cd. suicidio assistito; sostanzialmente, quindi, mentre l’eutanasia passiva, definita anche suicidio assistito, è una scelta consapevole dell’adulto che viene, appunto, solo sostenuto da un medico nella sua volontà di porre fine alla sua esistenza terrena, l’eutanasia attiva consiste in un intervento attivo del medico sul paziente: il ricordo ad Aktion T4, il programma nazista di eutanasia, corre veloce…

Nel mio ragionamento, vorrei partire dal presupposto fondamentale per l’esecuzione dell’eutanasia: la volontà del soggetto su cui verrà praticata; posto che la maggiore età è quella alla quale il soggetto acquisisce in linea di principio la capacità di agire, si presuppone che un soggetto che si vuole sottoporre all’eutanasia sia consapevole della sua scelta; in molti ordinamenti, oltretutto, l’eutanasia può essere eseguita solo su soggetti capaci di intendere e di volere: praticamente, il malato terminale di cancro potrà chiedere la cosiddetta buona morte, ma i parenti di un soggetto in coma no.

Un soggetto minore di età, invece, non possiede la capacità di agire, ma solo quella giuridica: per l’eutanasia nel Belgio, infatti, è richiesto il consenso dei genitori; a questo punto sorge però spontanea una riflessione: un soggetto non senziente, o solo parzialmente in grado di esprimere un pieno consenso, potrà essere sottoposto ad eutanasia, in linea teorica, senza che vi sia la sua volontà. Il procedimento è quindi lo stesso di quello che si esegue sugli animali: un gatto è pur sempre un gatto, un figlio è tutt’altra cosa…

In Italia, così un po’ come in tutto l’Occidente, si è svolto un lungo dibattito su questo fatto accaduto in Belgio: nel no-stro Paese, da una parte, è stato accolto con molta felicità dall’Associazione Luca Coscioni, dall’altra, con molta preoc-cupazione dal mondo cattolico e dalla CEI; l’Associazione Luca Coscioni, in particolar modo, afferma che questo è un grande gesto di civiltà e teme, al contempo, che la compassione e lo sdegno di ampie frange del popolo italiano circa questo singolo caso potranno affossare le proposte di legge riguardo l’eutanasia in Italia.

Luca Coscioni, così come Piergiorgio Welby, portarono avanti delle battaglie basate sempre sulle loro, tragiche, espe-rienze: entrambi volevano porre fine alla loro esistenza, porre fine ai dolori e alle sofferenze che la SLA provocava; ma attenzione: era la loro volontà, non quella di un soggetto terzo! È quindi fuori luogo l’argomentazione dei loro eredi, che vorrebbero introdurre l’eutanasia minorile anche in Italia.

Non sono né favorevole, né contrario all’eutanasia, purché si parli di quella passiva: un soggetto che vuole porre fine alla propria esistenza, a mio personale parere, deve essere libero di farlo; è una scelta che io probabilmente mai farei, ma stimo e rispetto in modo pieno ed incondizionato chi riesce a intraprendere questo cammino. All’eutanasia minori-le, senza ombra di dubbio, sono contrario: un bambino non è in grado di capire e di decidere pienamente circa un aspetto così fondamentale della propria esistenza, e ritengo sia fuori
luogo che a scegliere possa essere un soggetto terzo.

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