Identitari e popolari per vincere la sfida al globalismo nichilista

di Federico Iadicicco

Non più tardi di venti anni fa pensare che nel mondo si sarebbe affermata un’idea così radicale e distorta di libertà che avrebbe portato all’affermazione universale dell’eutanasia, dell’aborto, dei matrimoni omosessuali e della droga legale, sarebbe stata considerata semplicemente una follia. Eppure la storia ci ha condotti proprio là, sull’orlo del suicidio antropologico, dove in nome della ragione si diventa illogici, irrazionali ed in nome del proprio io e delle sue voglie si comprime la dignità umana fino a farla schiacciare dal capriccio da assecondare sempre e comunque. Il racconto di questi anni è sembrato contrapporre le migliori e più evolute menti della cultura progressista ad uno sparuto gruppo di oscurantisti che per “biechi motivi religiosi” si contrapponevano alle conquiste ineludibili della modernità. Le cose sono andate proprio così? Quali sono i veri interessi in campo?

Ormai da tempo mi sono convinto che l’intero quadro politico, economico e sociale della cosiddetta civiltà occidentale non possa essere analizzato se non partendo dal “paradosso dell’un percento”:  il dato sulla distribuzione della ricchezza mondiale che ci informa del fatto che 1% della popolazione detiene il 50% della ricchezza totale e che le circa 80 persone più ricche del mondo detengono la stessa ricchezza dei 3,5 miliardi di persone più povere: inesorabilmente, anno dopo anno, il sistema capitalistico procede speditamente verso una sempre più alta concentrazione della ricchezza nelle mani dei pochi che, approfittando delle “opportunità” offerte dal globalismo, delocalizzano le produzioni e finanziarizzano l’economia. La speculazione finanziaria è dieci volte il PIL mondiale e le conseguenze del dumping sulle retribuzioni medie dei lavoratori nel mondo sono sotto gli occhi di tutti. Cosa c’entra con i cosiddetti “principi non negoziabili”? E’ presto detto: la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi ha rotto il naturale equilibrio tra il potere economico-finanziario e quello politico, i governi democraticamente eletti subiscono la pressione ed il potere dei signori della finanza e ne recepiscono le istanze e gli interessi a svantaggio dei diritti e del bene di chi dovrebbero rappresentare. In un sistema così degenerato, chi controlla le Borse controlla le Nazioni ed ha come unico scopo mantenere la sua posizione di dominio nei mercati e di gestore politico di ultima istanza al di sopra dei governi. Per fare questo deve distruggere, attraverso l’imposizione di provvedimenti legislativi, la dimensione relazionale e comunitaria che regola naturalmente i rapporti umani, attaccare la famiglia, mettere in discussione l’inviolabilità della vita dal concepimento al fine naturale e disarticolare i corpi intermedi.

Il fine ultimo è affermare un’antropologia nichilista e relativista che radicandosi in profondità nel vissuto e nel tessuto dei popoli disarticoli la dimensione delle relazioni fino a creare il consumatore perfetto, “cittadino modello” pronto ad affogare le sue frustrazioni nel consumo compulsivo di beni e servizi nati da bisogni indotti creati in “laboratorio” dai signori del mondo. Soprattutto suddito perfetto, solo, così solo da non riuscire più a tessere le trame necessarie a riaggregare attorno a sè e con sè altri uomini, al fine di difendere e valorizzare un’altra idea del mondo, un altro modello di sviluppo, un’altra antropologia tanto nuova quanto antichissima.

Si potrebbe sostenere che queste sono illazioni complottiste ma è pur vero che la realtà, i dati, le incontrovertibili evidenze ci dicono che la strada presa è inequivocabilmente questa. I poteri sovranazionali e sovrapopolari, quelli che si pongono al disopra delle nazioni e dei popoli, esistono e decidono ogni azione politica, controllano i mezzi di comunicazione ed a reti unificate hanno indotto in maniera “spintanea” la totalità delle democrazie occidentali nella direzione descritta in precedenza. Per questo ritengo necessaria la ricomposizione di una forza identitaria e popolare che partendo dalla valorizzazione e dalla riscoperta di quanto impresso nel cuore degli uomini sappia ridestare le speranze ormai sopite. In alcune nazioni sono sorte forze politiche radicate nei valori profondi della tradizione nazionale ed europea, questo accadrà anche in Italia, ci ritroveremo ancora una volta dalla parte del popolo come forza interclassista capace di offrire un progetto rinnovato per le imprese ed il lavoratori, per i professionisti, gli operai e gli agricoltori, per tutto l’uomo ed ogni uomo, per la persona nella sua integrale dignità dalla nascita al fine, per la sua naturale vocazione a vivere in relazione.

Siamo conservatori e con buona pace dei progressisti, parafrasando Prezzolini non siamo gli uomini di ieri ma quelli del dopodomani. Coraggio Italia!

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